Dance dance dance

La danza è stata la prima cosa ad avermi insegnato che l’impegno non basta.

Sogno una casa col parquet e un grande specchio davanti a cui sistemare una sbarra. Mi manca guardare in faccia i miei difetti e sfidarli.

C’è del masochismo in me. Le cose che vanno oltre i miei limiti sono quelle che mi appassionano di più. Quindi non posso farne a meno: ogni volta che incontro un video, una foto, un’immagine, non riesco a non soffermarmi.

Qui le mie alcune tra le mie ultime scoperte.

Darian Volkova  è una ballerina russa prestata alla fotografia. Sul suo profilo Instagram mostra com’è davvero, cosa succede quando ci si sfila le scarpette di raso rosa. La sensazione dei nastri che si allentano, dopo che li hai tenuti stretti per ore, fino a sformare la caviglia. Il tallone che si allontana dal cuoio della suola, si libera. La pelle sottile delle dita che si stacca dal gesso della punta, spaccandosi. La pressione che si allenta.

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David LaChapelle è il regista di questo video, in cui Sergei Polunin balla in una casa abbandonata, sulle note di “Take me to church” di Hozier.

Polunin è un po’ il belloeddannato del mondo del balletto. Pupillo ucraino del mostro sacro Igor Zelensky, ha quell’aria sofferente e furbetta del ragazzo-che-ha-sofferto-tanto- da-redimere e delle linee imbarazzanti nella loro perfezione. Qui un magnifico video-ritratto girato da Raf Stahelin.

 

Misty Copeland prima ballerina dell’American Ballet Theatre, la prima afro-americana a raggiungere questo traguardo nella storia della compagnia, è la protagonista dei tableaux vivents che riproducono le più famose opere di Edgar Degas.

Se pensate che Degas fosse un romanticone appassionato di drammi e crinoline, beh vi sbagliate. La rappresentazione delle ballerine fatta da Degas non è quella di ninfe eteree al centro della scena. Al contrario, le danzatrici sono quasi sempre rappresentate durante le prove, nel dietro le quinte, concentrate. Sono istantanee che fermano il caos: è il movimento, la dinamica dei corpi che attrae Degas. Non è un caso che l’altro suo soggetto preferito siano le corse di cavalli.

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In Protrait of a dancer  Lauren Cuthbertson racconta il dolore di un incidente in scena, la fatica di ricominciare, l’emozione di tornare nel posto a cui si sa di appartenere. Come respirare di nuovo.

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