Una Storia

Accadono cose belle sui social. Tipo gli incontri, con persone lontane che scopri tanto vicine al tuo modo di pensare e di sentire.

Oggi, finalmente, uso il mio blog per un nobile scopo: dare voce ai pensieri di un’altra persona. Si tratta di una persona davvero, davvero speciale. Un cervello funzionante, un cuore gigante. Un’amica a distanza.
Ha scritto una storia, non sapeva che farne. Perché è timida e testona. Allora le ho detto che, se voleva, poteva scrivere e pubblicare sul mio stupido piccolo blog, tanto per vedere l’effetto che fa.
Ha scritto una storia. Delicata e tenera e sincera. Proprio come lei. Vi piacerà, ne sono certa.
Lei si chiama Chiara.

Verranno a chiedere del nostro amore


Verranno a chiederti del nostro amore, verranno a chiederti del nostro amore quando ormai credevi non sarebbero più venuti. Esigeranno sapere di com’è cominciata, se mai è cominciata: ma non possiamo dire l’ora precisa, il luogo, lo sguardo, le parole che stanno alla base di tutto. Ci siamo trovati nel mezzo prima di accorgerci che fosse iniziato, così avrebbe scritto di noi Jane Austen, e così ci siamo trovati in un suo romanzo senza volerlo e senza averlo chiesto.
Quando verranno a chiederti di noi raccontagli di quei giorni, loro non capiranno, ma tu continua a parlare. Raccontagli di quando seduti sul pavimento raccontavamo le nostre vite, di quando io ancora piccola parlavo da grande, e tu adulto fingevi di essere bambino. Racconta loro di come gli sguardi si incontravano per caso e i sorrisi nascevano. Raccontagli dei miei occhi tristi e dei tuoi ancor più tristi e di quando hanno smesso di essere tali. Loro continueranno a non capire e vorranno sapere di più. Raccontagli allora di quando il nostro unico contatto era solo una stretta di mano, digli per quanti mesi è stata solo questo. Di come le persone si innamorano in modi misteriosi, a volte anche solo sfiorandosi una mano. Racconta dei giochi e delle risa, del mio essere seria e del tuo essere buffo, delle tue insicurezze e delle mie certezze. Racconta di come io non sappia nulla di te, ma di come ti ho accettato lo stesso, di come non mi sia fatta intimidire da ciò che sei e di come ti ho conosciuto anche senza conoscerti davvero. Di come mi hai sempre considerata “chiara” «che un nome così non lo puoi dimenticare, perché io ti guardo e ti vedo e dico: “ah! Che ragazza luminosa, chiara, Chiara!”». Raccontagli quello che non mi hai mai detto, delle giustificazioni che ti dovevi dare per ammettere cosa stavi provando e di come hai giurato di tenere stretto il ricordo che hai di me “come il cielo ha la sua luna e il mattino la sua rugiada”.
A questo punto non ti crederanno e vorranno delle prove, ma prove non ce ne sono, se non noi due e allora verranno da me. Mi verranno a chiedere del nostro amore e allora dirò loro di quanto ho pianto il giorno in cui ho scoperto di dover partire e li pregherò di non dirti nulla perché non dovrai mai saperlo. Gli racconterò di non aver mai fatto domande sulla tua vita recente, di aver atteso invano che me la raccontassi tu, ma che alla fine non mi interessava davvero perché potevo leggerla nei tuoi occhi e sulla tua pelle. Gli racconterò dei tuoi grandi occhi, dei tuoi occhi da bambino, di quegli specchi d’acqua pieni di paura che man mano sono diventati specchi che riflettevano sorrisi, i miei. Gli dirò di averti aspettato anche quando ero certa non venissi e di come fingevo di essere impegnata quando arrivavi, per non illuderti di star aspettando te. Gli racconterò di quando eravamo insieme e mi sembrava di essere nella stanza di Paoli, con le pareti d’alberi e cielo stellato al posto del soffitto.
Mi chiederanno di te, di quello che c’è stato e di come potessi accettarlo. Confesserò che per quanto assurdo possa essere ci siamo baciati solo una volta, quando tutto stava finendo, ma mi bastava perché mi ero innamorata di te come ci si innamorava nel passato, senza contatti e senza promesse, di quell’amore che dura nel tempo e che sa avere pazienza.
Questo non li convincerà e allora andranno da chi ci ha conosciuti. Loro non potranno dire molto, testimoni solo di caste carezze di un amore  d’altri tempi. Non potranno dire quanto quelle carezze fossero macigni sulla mia pelle, quanto ogni minimo contatto scatenasse un uragano di emozioni. Non potranno raccontare di quanto era difficile uscire insieme ed era per questo che avevamo bisogno di loro. Non potranno dirgli di quella volta che, abbracciandomi, mi hai sollevata e a me sembrava non facessi alcuno sforzo. Non potranno rivelargli la fatica che facevi nel trattenerti dal provare qualcosa. Non sanno e non sai di quanto io non riesca ad odiare i tuoi difetti, le tue mancanze ed i tuoi limiti. Diranno solo che mi ero innamorata come si innamorano le persone intelligenti in modo stupido. E di come tu fossi diventato una persona nuova.
Quando la loro voglia di sapere sarà soddisfatta concluderanno che era solo una storicina, una storia sbagliata, una storia da non raccontare, una storia impossibile. Tuttavia non sapranno mai che per quanto sbagliata e impossibile, per me, era la cosa più giusta del mondo, per quanto sbagliata e impossibile era l’unica cosa che avrei voluto. Avrei voluto che non fossi come tutti gli altri, tutte le altre persone della mia vita, quelle persone a cui mi avvicino quando sono rotte e dopo averle curate, aggiustate e aver riempito le loro crepe le lascio a vivere la loro vita, la loro nuova vita di felicità. Avrei voluto mi mostrassi quel lato dolce e romantico che è parte integrante della tua vera personalità e che nel volere il meglio per me mi accompagnassi in questo viaggio che è la vita invece di affidare al tempo le mie ferite.

Verranno a chiedere del nostro amore, verranno a chiedere del nostro amore ma nessuno risponderà.

5 risposte a "Una Storia"

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