Kella Planner: time to shop!

Questa cosa del Kella Planner ho deciso di prenderla seriamente.
Quindi, come promesso, qui per voi le foto del layout mensile e di quello settimanale vuoti, in modo che vi possiate rendere conto per bene di come siano fatti.

Vi ricordo che il Planner misura 26×21 cm. Le spese di spedizione, per chi non si trova a Roma, ammontano a 7 Euro. La spedizione avverrà tramite corriere.

La copertina anteriore e posteriore può essere bianca o nera e potete scegliere il mese da cui far iniziare il Planner.

Per informazioni sui pagamenti, contattami pure. Troverete tutti i miei contatti nella pagina INFO del blog.

Vi aspetto!

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Spread mensile
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Spread settimanale

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KellaPlanner 2.0

Per la serie “chi la dura la vince”, potrei aver trovato una soluzione ad una delle mie 235898243 questioni in sospeso.

Io lo so che già mesi e mesi fa avevo detto che ci ero riuscita, ma stavolta giuringiurello, parola di scout, montone pecora agnello alla tua specie al tuo credo al tuo gregge sii fedele, ci siamo sul serio.

Il KellaPlanner c’è.

Per l’esattezza c’è un KellaPlanner 2.0, versione riveduta, corretta e migliorata, secondo il mio insindacabile giudizio di ideatrice/produttrice/tester del planner medesimo.

Lungi dall’essere una roba raffazzonata con materiali raccattati in giro per casa di recupero, stavolta mi sono affidata alla sapienza di Pinco Panco e Panco Pinco, i miei gemelli salvatori, proprietari di macchinari atti alla produzione di qualsivoglia bene grafico e/o editoriale di ogni forma e dimensione. Vogliate bene a Pinco Panco e Panco Pinco, sono degli eroi.

Ma basta scazzafottere, parliamo di specifiche tecniche.

Il KellaPlanner 2.0 misura 25×21 cm. è composto da fogli con grammatura 140, che per voi è un dato del cazzo, mentre per me è stato motivo di infiniti ripensamenti e inenarrabile stress. Nello specifico, mi sono fatta stampare un prototipo con carta con grammatura 200: pazzesco, ma serve un filippino deputato al trasporto dell’agenda, qualora volessimo farla uscire di casa. E, ahimé, le spese di spedizione dei filippini di questi tempi sembrano essere piuttosto alte, quindi ho rinunciato. La carta da 140 permette di avere un’agenda dal peso accettabile (tipo una Smemo medio-grande), senza il pericolo che l’inchiostro di pennarelli simil-Stabilo Boss macchi la pagina (provato per voi).

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La spirale metallica, come sanno coloro i quali da mesi sfrangio i coglioni, era un must e sono riuscita ad ottenerla. Le copertine sono disponibili in bianco, nero e stiamo lavorando sul rosa (vi do conferma tra qualche giorno).

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Per quanto riguarda gli interni, li ho ridisegnati praticamente da zero. Resta l’idea di base, che è quella di un planner volutamente molto minimal e pensato per essere decorato a vostro piacimento. C’è una veduta mensile spalmata su due pagine, seguita da un layout settimanale, sul quale, a parer mio, si può scrivere un sacco di roba. In particolare, in questa versione 2.0, siamo passati a un layout verticale, visto e considerato che qui siamo tutte discretamente liste-addicted. Sono previste pagine per le note, una pagina con il calendario annuale e una (colpo di genio siori e siore) per accogliere tutte le vostre password, ID, sarcazzo. Non lasciatevi ingannare dal fatto che io la riempio di cose rosa e pucciose, potenzialmente il planner si adatta senza grande fatica anche ai signori maschi, qualora ci fosse qualche lettore maschio di questo blog.

Il planner è composto da 12 mesi e potete scegliere voi da che mese farlo iniziare.

Il progetto sarebbe poi pubblicare dei piccoli tutorial di arricchimento del planner, cose furbissime tipo tasche, divisori, dashboard e altre minchiate assolutamente fondamentali.

Il prezzo del Kella Planner 2.0, fatti fare i dovuti conti alle menti contabili della mia CRIU (risate registrate), è stato fissato a 25 Eury. Se siete di Roma o dintorni, possiamo organizzarci per consegnarla a mano e approfittarne per prenderci un caffé insieme. Per chi si trovasse altrove, la spedizione sarà effettuata via corriere espresso, ad un prezzo che si aggira intorno ai 6 euro (ero andata a chiedere alle Poste: AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH).

Sarà mia premura scartravetrarvi le palle con foto e spam bestiale, non appena i pianeti si allineeranno e io potrò beneficiare di una giornata di sole ed una reflex nel medesimo momento.

Per ora beccatevi questa preview.

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Qualora qualcuno fosse interessato al KellaPlanner 2.0, può contattarmi qui sul blog, su Facebook, su Twitter, via e-mail o tramite gufo. Trovate tutti i miei contatti nella sezione Info del blog.

P.S. devo ringraziare moltissimo un sacco di persone carine che mi hanno sostenuto, soprattutto dopo l’ultimo sconfortante e sconfortato post. Francamente non me lo aspettavo e sono rimasta sbalordita e letteralmente senza parole. Grazie di cuore.

P.P.S. devo anche ringraziare Te, che mi accompagni dappertutto e ti arrampichi sulle sedie per fare delle foto come si deve, perché io sono impedita e non mi prendi quasi mai per pazza.

Storia di Storie

C’era una volta, in un paese lontano lontano, una bellissima principessa, con gli occhi grandi e belli e il sorriso dolce dolce. La principessa era tanto bella, ma non lo sapeva, perché non aveva specchi nel suo castello. Aveva un animo gentile ed una bellissima voce e le piaceva usarla per raccontare storie. Una volta, una strega cattiva, gelosa di lei, lanciò un maleficio su tutto il Regno: qualunque cosa la principessa avesse detto, le sue parole sarebbero state percepite come rumori terribili. La principessa, disperata, decise di chiudersi nel castello e non aprire mai più bocca.

Però era triste. Aveva tanti tanti pensieri, immaginava cose, le disegnava nella sua mente, inventava racconti e non aveva nessuno con cui condividerli. Era triste, la principessa, perché sentiva che, a forza di starsene da sola in silenzio, stava perdendo la voce.

Una sera, mentre era ancora una volta chiusa nel castello, pensando al suo triste destino, le apparve la Fata Madrina. “Principessa – le disse – la strega cattiva ha cambiato la tua voce, ma non il tuo cuore. Il Regno era incantato dai tuoi racconti, non dalla tua voce. Devi solo trovare un modo nuovo per farti ascoltare. Per questo ho deciso di regalarti un blog su WordPress, in cui potrai scrivere tutte le tue storie e raccogliere quelle degli altri, cosicché tutti possano conoscerle.”

La principessa aprì il suo pc, cliccò sul tasto “Nuovo Post”, iniziò a scrivere e finalmente, dopo tanto tanto tempo, ricominciò a sorridere.

E tutti vissero felici e contenti.

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Storia di Storie non è un semplice blog, è un progetto a cui tutti sono invitati a partecipare. Ognuno di noi ha qualcosa da raccontare, per quanto banale, per quanto mal scritto. Ognuno ha una storia. Ogni storia è degna di essere scritta e ogni storia prima o poi verrà letta.

Chiara è la mia Principessa. Passate dal suo regno.

Carta dei Diritti Fondamentali della Vagymunita

Ero lì che repinnavo tutto il repinnabile su Pinterest, dopo aver buttato i tre quarti del contenuto del mio armadio, quando sono stata colta da un’improvvisa epifania.
Nessuno si è mai preoccupato di stendere una Carta dei Diritti Fondamentali della Vagymunita.
La cosa mi ha lasciato indignata e basita.
Il terzo millennio, le nanotecnologie, la moviola in campo e nessuno che si prenda la briga di dire che ci sono cose che alle donne dovrebbero essere concesse costituzionalmente.
Io mi rendo conto che aprire un dibattito vuol dire incaricarsi di affrontare argomenti spinosi e mettere fortemente in crisi lo status quo. Ma io credo che in una società che si voglia definire civile, bisogna esporsi e prendere posizione anche su questi temi spinosi.
Come una novella Saragat, ho quindi deciso di prendermi questa responsabilità e di mettere nero su bianco almeno un canovaccio di questo quanto mai necessario documento.
CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELLA VAGYMUNITA.
Art. 1 
La Vagymunita ha diritto a una cabina armadio, provvista di scarpiera a muro, cappelliera, scomparti di diverse dimensioni per le borse, scatole per riporre adeguatamente cinture, foulard e sciarpe e di una domestica che si occupi di ripiegare e ordinare i capi per tipologia e in ordine cromatico.
Art.2
La Vagymunita ha diritto ad un tavolo da toletta, con specchio magnificatore retroilluminato a parte, nonché a un numero adeguato di scatole e contenitori in acrilico trasparente, che rendano facile il reperimento di prodotti di make up e accessori, ma che soprattutto ne renda la disposizione esteticamente gradevole alla vista e altamente instagrammabile.
Art.3
La Vagymunita ha diritto ad avere ferie retribuite dal lavoro o assenze giustificate dalla scuola durante il mestruo. In quei giorni sarà socialmente accettabile che la Vagymunita medesima non si alzi dal letto, non si tolga il pigiama, non si trucchi, non si pettini e si lamenti in maniera ininterrotta. Le spetteranno, inoltre, di diritto, scorte illimitate e gratuite di ibuprofene e assorbenti in lactifless, che le dovranno essere consegnati a domicilio, da un fattorino cieco e muto.
Art. 4
La Vagymunita ha il diritto di essere  accompagnata presso Ikea/ Maison du Monde/Zara Home/ Coin da un penemunito, anche di domenica se serve, salvo in caso di incontro di campionato della squadra del cuore del penemunito medesimo. L’accompagnatore si dovrà occupare dei carichi pesanti e di annuire con convinzione, quando gli saranno sottoposti quesiti campali riguardanti:
–  la supremazia del sistema componibile Pax su ogni altro tipo di armadio esistente;
–  il conflitto irrisolto tra l’obsolescenza della pratica di accendere incensi e la necessità di comprare il quindicesimo bruciaessenze;
– la possibilità di abbinare strofinacci dal gusto shabby a cucine dalla linea moderna. 
Alla Vagymunita è altresì riconosciuto il diritto di passare tutto il cazzo di tempo che vuole nel reparto dei tessili ed in quello delle candele, senza che le venga messa fretta.
N.B. Non rientra tra i diritti della Vagymunita quello di essere accompagnata da un penemunito, in caso di saldi e comunque ogni qualvolta si preveda che la seduta si shopping superi i 120 minuti di durata. Si vieta altresì l’abbandono anche temporaneo dei penemuniti stessi al di fuori delle profumerie e dei negozi di accessori. 
Art.5
La Vagymunita ha il diritto di affermare che le proprie amiche siano bellissime e intelligentissime e assolutamenta adorabili, anche qualora le stesse manifestassero oggettivamente evidenti difetti fisici ed innegabili deficit cognitivi.
La Vagymunita ha altresì il diritto di trovare assolutamente orride, detestabili, e deficienti le proprie nemiche, le rivali, amorose, le fidanzate di fratelli, cugini e amici e qualunque altra vagymunita che tenti di mettere in discussione lo status quo di Vagymunita Alpha, all’interno del proprio territorio. 
Art. 6
La Vagymunita ha il diritto di insultare in maniera becera, immatura e irrazionale le ex del proprio uomo e/o l’attuale donna del proprio ex.
Sono ammessi insulti su difetti fisici, tic, abbigliamento, segni o attributi particolari dell’oggetto dell’odio.
Art. 7
La Vagymunita ha il diritto (di quando in quando) di esibirsi in scenate isteriche all’indirizzo del proprio uomo e/o di assumere atteggiamenti passivo-aggressivi, se motivati da:
– PMS;
– gelosia;
– mancanza di attenzioni.
Art. 8
La Vagymunita ha il diritto di insultare i propri ex.
Sono ammessi insulti riguardanti: cattive abitudini, aspetti caratteriali, abbigliamento, facoltà intellettive.
In nessun caso l’insulto dovrà riguardare aspetti economici, fisici o legati alla virilità dell’ex, perché vi è piaciuto fare il giro sulla giostra pure a voi, è meglio glissare per non mettere in dubbio i vostri stessi gusti. 
Art. 9
La Vagymunita ha il diritto di lamentarsi ripetutamente e nonostante eventuali rassicurazioni, per quanto riguarda:
– cellulite;
– mancanza di vestiti/scarpe/accessori adeguati ad un certo look/occasione/umore;
– eventi, cose o istanze collegate allo stress, compreso:
  •  ripercussioni dello stress medesimo su pelle e capelli;
  • aumenti e diminuzioni di peso;
  • stanchezza e insonnia;
  • occhiaie

– peso, anche se lo si fa ingurgitando tonnellate di cibi ipercalorici.

– uomini, con particolare riferimento a:

  • lamentele per mancanza di uomini;
  • lamentele sugli uomini altrui;
  • lamentele sul proprio uomo;
  • lamentele per uomini che si vorrebbero, ma che non ricambiano;
  • lamentele per uomini che ci vorrebbero, ma che non ricambiamo.
Art. 10

La Vagymunita ha il diritto di guardarsi allo specchio, vedersi brutta e darsi della cessa.

  • Chi è magra ha il diritto di vedersi grassa.
  • Chi è ha le gambe lunghe ha il diritto di sentirsi infelice perché spilungona.
  • Chi è bassa ha il diritto di sentirsi infelice perché bassa.
  • Chi ha i capelli ricci ha il diritto di volerli lisci e chi li ha lisci ha il diritto di volerli almeno un po’ mossi.
  • Chi ha le tette grosse ha il diritto di odiare il proprio seno e chi ha le tette piccole pure.
  • Chi è pallida ha il diritto di vedersi malaticcia e volersi fare le lampade.
  • Chi ha un colorito olivastro ha il diritto di bramare carnagioni nordiche e pallori settecenteschi.
  • Chi ha la pelle grassa ha il diritto di odiare l’effetto lucido in zona T e le impurità cutanee.
  • Chi ha la pelle secca ha il diritto di angosciarsi per una prematura comparsa dei segni di espressione. 

Si riconosce alla Vagymunita il diritto di odiare tanto specifiche parti del proprio corpo, quanto il corpo nel suo complesso.

Terronia, 1 Febbraio 2015.

Una Storia

Accadono cose belle sui social. Tipo gli incontri, con persone lontane che scopri tanto vicine al tuo modo di pensare e di sentire.

Oggi, finalmente, uso il mio blog per un nobile scopo: dare voce ai pensieri di un’altra persona. Si tratta di una persona davvero, davvero speciale. Un cervello funzionante, un cuore gigante. Un’amica a distanza.
Ha scritto una storia, non sapeva che farne. Perché è timida e testona. Allora le ho detto che, se voleva, poteva scrivere e pubblicare sul mio stupido piccolo blog, tanto per vedere l’effetto che fa.
Ha scritto una storia. Delicata e tenera e sincera. Proprio come lei. Vi piacerà, ne sono certa.
Lei si chiama Chiara.

Verranno a chiedere del nostro amore


Verranno a chiederti del nostro amore, verranno a chiederti del nostro amore quando ormai credevi non sarebbero più venuti. Esigeranno sapere di com’è cominciata, se mai è cominciata: ma non possiamo dire l’ora precisa, il luogo, lo sguardo, le parole che stanno alla base di tutto. Ci siamo trovati nel mezzo prima di accorgerci che fosse iniziato, così avrebbe scritto di noi Jane Austen, e così ci siamo trovati in un suo romanzo senza volerlo e senza averlo chiesto.
Quando verranno a chiederti di noi raccontagli di quei giorni, loro non capiranno, ma tu continua a parlare. Raccontagli di quando seduti sul pavimento raccontavamo le nostre vite, di quando io ancora piccola parlavo da grande, e tu adulto fingevi di essere bambino. Racconta loro di come gli sguardi si incontravano per caso e i sorrisi nascevano. Raccontagli dei miei occhi tristi e dei tuoi ancor più tristi e di quando hanno smesso di essere tali. Loro continueranno a non capire e vorranno sapere di più. Raccontagli allora di quando il nostro unico contatto era solo una stretta di mano, digli per quanti mesi è stata solo questo. Di come le persone si innamorano in modi misteriosi, a volte anche solo sfiorandosi una mano. Racconta dei giochi e delle risa, del mio essere seria e del tuo essere buffo, delle tue insicurezze e delle mie certezze. Racconta di come io non sappia nulla di te, ma di come ti ho accettato lo stesso, di come non mi sia fatta intimidire da ciò che sei e di come ti ho conosciuto anche senza conoscerti davvero. Di come mi hai sempre considerata “chiara” «che un nome così non lo puoi dimenticare, perché io ti guardo e ti vedo e dico: “ah! Che ragazza luminosa, chiara, Chiara!”». Raccontagli quello che non mi hai mai detto, delle giustificazioni che ti dovevi dare per ammettere cosa stavi provando e di come hai giurato di tenere stretto il ricordo che hai di me “come il cielo ha la sua luna e il mattino la sua rugiada”.
A questo punto non ti crederanno e vorranno delle prove, ma prove non ce ne sono, se non noi due e allora verranno da me. Mi verranno a chiedere del nostro amore e allora dirò loro di quanto ho pianto il giorno in cui ho scoperto di dover partire e li pregherò di non dirti nulla perché non dovrai mai saperlo. Gli racconterò di non aver mai fatto domande sulla tua vita recente, di aver atteso invano che me la raccontassi tu, ma che alla fine non mi interessava davvero perché potevo leggerla nei tuoi occhi e sulla tua pelle. Gli racconterò dei tuoi grandi occhi, dei tuoi occhi da bambino, di quegli specchi d’acqua pieni di paura che man mano sono diventati specchi che riflettevano sorrisi, i miei. Gli dirò di averti aspettato anche quando ero certa non venissi e di come fingevo di essere impegnata quando arrivavi, per non illuderti di star aspettando te. Gli racconterò di quando eravamo insieme e mi sembrava di essere nella stanza di Paoli, con le pareti d’alberi e cielo stellato al posto del soffitto.
Mi chiederanno di te, di quello che c’è stato e di come potessi accettarlo. Confesserò che per quanto assurdo possa essere ci siamo baciati solo una volta, quando tutto stava finendo, ma mi bastava perché mi ero innamorata di te come ci si innamorava nel passato, senza contatti e senza promesse, di quell’amore che dura nel tempo e che sa avere pazienza.
Questo non li convincerà e allora andranno da chi ci ha conosciuti. Loro non potranno dire molto, testimoni solo di caste carezze di un amore  d’altri tempi. Non potranno dire quanto quelle carezze fossero macigni sulla mia pelle, quanto ogni minimo contatto scatenasse un uragano di emozioni. Non potranno raccontare di quanto era difficile uscire insieme ed era per questo che avevamo bisogno di loro. Non potranno dirgli di quella volta che, abbracciandomi, mi hai sollevata e a me sembrava non facessi alcuno sforzo. Non potranno rivelargli la fatica che facevi nel trattenerti dal provare qualcosa. Non sanno e non sai di quanto io non riesca ad odiare i tuoi difetti, le tue mancanze ed i tuoi limiti. Diranno solo che mi ero innamorata come si innamorano le persone intelligenti in modo stupido. E di come tu fossi diventato una persona nuova.
Quando la loro voglia di sapere sarà soddisfatta concluderanno che era solo una storicina, una storia sbagliata, una storia da non raccontare, una storia impossibile. Tuttavia non sapranno mai che per quanto sbagliata e impossibile, per me, era la cosa più giusta del mondo, per quanto sbagliata e impossibile era l’unica cosa che avrei voluto. Avrei voluto che non fossi come tutti gli altri, tutte le altre persone della mia vita, quelle persone a cui mi avvicino quando sono rotte e dopo averle curate, aggiustate e aver riempito le loro crepe le lascio a vivere la loro vita, la loro nuova vita di felicità. Avrei voluto mi mostrassi quel lato dolce e romantico che è parte integrante della tua vera personalità e che nel volere il meglio per me mi accompagnassi in questo viaggio che è la vita invece di affidare al tempo le mie ferite.

Verranno a chiedere del nostro amore, verranno a chiedere del nostro amore ma nessuno risponderà.

What’s next?

Non è ancora finita, eh.
C’è ancora una serie infinita di cose che possono andare male e, dal momento che il buon Murphy la sua legge la scrisse ispirandosi alla mia vita, probabilmente andranno tutte male.
Comunque, anche se dovesse essere così, ci saremmo comunque.
Siccome sono fatta al 50% di ansia e al 50% di insoddisfazione, mi sto già arrovellando il cervello, pensando ad un numero spropositato di cose che continuavo a rimandare, in attesa di avere “più tempo”.
In realtà non è previsto che abbia più tempo nell’immediato futuro, tutt’altro. Ma essermi tolta il peso dell’esame che più mi ha creato ansia e problemi nel corso della mia carriera universitaria mi dà questa falsa impressione di potermi finalmente dedicare anche ad altro.
Procediamo, quindi, a definire “l’altro”:
È giunto il momento che io scriva il mio curriculum.
Ho bisogno di tutto il vostro aiuto in proposito, perché si tratta del mio primissimo curriculum, ma c’è di più. Si tratta del primissimo curriculum di una che, fino ad ora, non ha combinato praticamente nulla nella vita. A quanto pare, l’expertise in “trash televisivo” e in “crisi di panico applicata” non è considerato come significativo dal mercato del lavoro. Quindi, a parte nome, cognome e data di nascita, non ho proprio alcuna idea di dove sbattere la testa. 
Home decor.
Possono i miei gusti in fatto di decorazioni di interni cambiare con tale velocità?
No, non è vero. Io ho difficoltà solo con le mie camere da letto. Il resto della bucocasa in cui vivo (per metà del tempo) con Fratello mi lascia sempre piuttosto soddisfatta. Sarà perché una cosa più basica di quella che abbiamo difficilmente sarebbe potuta esistere, ma più o meno ne sono contenta.
Le mie camere (quella in Terronia e l’altra) sono la mia croce. Ho una serie di dubbi amletici e una ancor più lunga serie di limitazioni oggettive che mi attanaglia: “il problema sono sempre i mezzi” (cit.)
Su questa faccenda del restyling delle camere devo assolutamente tornare.
Post specifico, che dite? 
Intanto vi rimando alla mia bacheca Pinterest dedicata all’argomento, così vi fate un’idea dei miei gusti.
Il KellaPlanner.
Inaspettatamente, il KellaPlanner è venuto fuori davvero carino. Il mio è una specie di prototipo, ma, con un paio di migliorie, mi è perfino venuto in mente di realizzarlo anche per voi.
“Voi chi? Chittisiincula Kella?”
Se ci fosse qualcuno interessato, mi attrezzerei volentieri. Suppongo io debba rivolgermi a una tipografia o cose così, nel caso, anche solo per capire se siano cifre sensate.
L’altro aspetto del KellaPlanner è che richiede più cure di un bambino, per renderlo come io voglio che sia. Do la colpa di tutto ciò a quella stronza di Belinda Selene . Solo che in America hanno Target, che vende adesivi, post it, decorazioni, carta da scrapbooking e washi tape a cifre irrisorie. In Italia non ho ancora trovato un negozio che abbia questo tipo di cose. Etsy ha una discreta offerta, ma dei costi di spedizione che prevedono la vendita di un rene sano al mercato nero.
L’altra ossessione correlata all’agenda è quella delle Project Life cards. Se sgooglate “Project Life” entrerete anche voi in questo tunnel di colori pastello e decorazioni e cartoleria. In particolare, io sono andata fuori di testa per le linee di Heidi Swapp: cipria, bianco, nero e oro. Devo aggiungere altro?
Quindi, se qualcuno ha idea di dove trovare questo genere di articoli a dei prezzi umani è pregato di farmelo sapere, perché sto letteralmente impazzendo.
Il Buon Proposito.
Il mio buon proposito è quello di prendere posizione. Insomma a me piace scrivere e va bene, però poi mi riduco a scrivere quasi sempre solo dei tripli salti mortali che fa la merda nel mio cervello, quando  viene smossa da qualche evento deprimente/triste/luttuoso. Non va bene.
Ogni tanto mi imbatto in notizie, informazioni, fatti che suscitano la mia curiosità o il mio interesse. Poi penso che:
– della mia opinione non freghi niente a nessuno;
– c’è già talmente tanta gente che parla e che lo fa senza essere interpellata che proprio non mi pare il caso di aggiungermi al coro;
– e se poi dicessi qualcosa di “scomodo” che dà fastidio a qualcuno e che potrebbe darmi noie e richiedere ulteriori spiegazioni? Ignavia anyone?
Devo sforzarmi di superare questo blocco, se non altro per migliorare la mia capacità di articolare i pensieri ed argomentarli. Me ne devo fregare del fatto che potrei essere/non essere letta. Tra l’altro siamo già ai minimi storici delle visualizzazioni del blog, da un po’ di tempo a questa parte. Quale momento migliore?
La lista è senza dubbio destinata ad allungarsi. D’altra parte in questo momento ho attivi forse cinque neuroni in tutto, però quando penso alle cose da fare, al di là dell’università maledetta, penso a queste prevalentemente.
È ora di darsi una mossa. 

Dei Felini

Ho cominciato la mia avventura da gattara circa cinque anni fa.
Da bambina ho avuto un gatto di nome Chicco, non particolarmente amichevole. Avevamo una casa col giardino e lui viveva lì, con la sua cuccia, la sua pappa, qualche giochino, addomesticato, ma non granché avvezzo alla vita familiare.
Da ragazzina ho salvato un paio di cuccioli capitati per caso dalle mie parti, per brevi periodi e cedendoli poi a chi poteva occuparsene.
Quando sono venuta a vivere con  Fratello a casa di Nonny non stavo passando un periodo particolarmente esaltante della mia vita. Avevo poca voglia di uscire e men che meno avevo voglia di prendermi impegni.
C’era questa grossa gatta nera nera, così grassa da sembrare incinta, che tutti dicevano essere cattivissima. Una volta si era infilata in uno dei palazzi del parco e, quando una signora aveva provato a cacciarla a colpi di scopa, lei aveva reagito ringhiando e soffiando. “Sembrava posseduta!” andava raccontando la vecchina terrorizzata, a cui io avrei tanto volentieri spaccato la scopa sul cranio.

La gatta grassa e nera a me, che mi mettevo seduta nelle sue vicinanze senza muovere un muscolo e portandomi dietro scatolette di tonno o bocconcini, si avvicinava piuttosto educatamente, a coda alzata e strusciandosi contro le mie gambe. Ogni tanto reagiva male, a un movimento troppo brusco, a una carezza inaspettata.
Ho iniziato a capire i gatti così, tra un graffio e l’altro datomi dalle zampacce di Nerina.

Io non sopporto chi dice che i gatti siano animali scostanti, ruffiani o privi di affetto. Il punto è che, a differenza di quanto succede con i cani, l’affetto dei gatti va guadagnato. I gatti, sotto molti punti di vista, sono molto umani, hanno reazioni più complesse di quelle di cani e cavalli, per esempio.
Il gatto ti insegna che il sistema migliore per mantenere la leadership è la persuasione. Non puoi costringere il gatto a fare quello che lui non vuole fare, devi convincerlo che quello che tu vuoi che faccia è esattamente quello che lui vuole fare.
Il gatto ti insegna  a non arretrare davanti al dolore. Sulla mia pelle (letteralmente, perché soprattutto all’inizio, avere a che fare con i gatti vuol dire ridursi mani e braccia peggio del più ortodosso degli emo) ho imparato che non conviene mai ritirare la mano che sta per essere graffiata. Fisica spicciola: alla forza impressa dalla zampa che tenta di colpirci, si aggiunge quella che imprimiamo noi, intimoriti dalla possibilità di essere colpiti, ritirando la mano. Il risultato è molto più devastante di quello che si ha semplicemente lasciandosi colpire. Il graffio in questo caso è molto meno profondo.
Quando ci si guadagna la fiducia di un gatto, si sente di aver portato a termine una missione, di aver ottenuto un risultato. E la risposta è assolutamente sorprendente.
I gatti hanno l’abilità di muoversi intorno al loro umano, in perfetta armonia. Sanno quando salire, arrampicarsi, accoccolarsi , si muovono sempre al momento giusto, infilandosi nelle nostre pieghe, nel posto lasciato libero.
In effetti è quello che fanno anche col cuore del loro umano di riferimento. Si fanno posto un po’ alla volta, si creano il loro spazio.

In cinque anni avrò avuto a che fare con una decina di randagi. Maschi e femmine, coccoloni o schivi, disposti a fare amicizia o assolutamente scorbutici.
Li ho sfamati, coccolati, divisi durante i loro litigi notturni; ho avuto a che fare con servizi di pronto intervento mal coordinati e non sempre competenti, per assicurarmi che fossero sempre in salute; li ho disinfettati, ho dato loro antibiotici, antiparassitari, li ho pettinati e ripuliti, li ho visti partorire e ho avuto il privilegio di essere considerata da loro così degna di fiducia da poter rimanere sola con cucciolate nate da 24 ore.
C’è di più, I gatti sono stati il mio primo impegno dopo mesi di assoluta apatia. Dovevo vestirmi e preparare le ciotole, le medicine e le spazzole e uscire di casa, perché mi ero assunta la loro responsabilità.
Ho sofferto e soffro ancora del fatto di non poter tenere animali in casa. La mia situazione “logistica” è quella che mi ha spinto ad occuparmi dei gatti randagi, Però oggi penso che, anche se un giorno potessi permettermi di averne qualcuno in casa, non smetterei  comunque di occuparmi dei felini senza tetto.

Dopo circa cinque anni, Nerina aveva imparato a venire a mangiare ad un certo orario, ad essere presa in braccio e pettinata e pulita, senza spaventarsi o innervosirsi. Non ha mai più tirato fuori le unghie, se non appena appena, facendomi “la pasta” addosso, per mostrare il suo disappunto verso un qualche mio momento di distrazione. I bambini si fermavano per accarezzarla e lei li ha sempre lasciati fare di buon grado.
La sua pappa preferita era il baccalà, che divideva con la nonna. Il suo posto preferito, le mie gambe, su cui sapeva incastrarsi perfettamente.
Un dio che evidentemente non ha troppa simpatia per me, ha deciso di farla morire la mattina di Natale.

Questo post è innanzitutto un ringraziamento. Al mondo felino tutto e a Nerina e Moka e Ken e Martino in particolare, Per i sorrisi e le fusa e l’affetto e le soddisfazioni che mi hanno dato. Per avermi scaldato le mani in inverno ed aver accettato le mie carezze anche nelle giornate più torride.
Spero di essere risultata una ridicola pazza esaltata agli occhi di quelli che sono buoni a dire solo che è da deficienti spendere soldi ed energia per gli animali, dal momento che ci sono tante persone ad averne più bisogno; a gli occhi di quelli che pensano sia esagerato soffrire per la morte di un cane, di un gatto, di un coniglio o un criceto, perché “le vere disgrazie sono altre”.
Spero vivamente di aver fatto una pessima impressione a questo genere di persona, perché vorrebbe dire che sto investendo bene i miei soldi, le mie energie e il mio affetto, ogni volta che apro una scatoletta per portarla giù in cortile.

In secondo luogo, questo post è un invito.
Prendere con sé un animale richiede tempo e denaro e spazio ed energie che non tutti possediamo.
Lasciare in un angolo del cortile una ciotola con dell’acqua fresca e una manciata di crocchette, (ma anche semplicemente degli avanzi) è qualcosa che è alla portata di tutti.
Intervenire quando si incontra un animale in difficoltà, oltre che ad essere un dovere civico e prima ancora morale, non ha alcun costo. Nonostante la non sempre perfetta organizzazione, il Pronto Intervento degli animali è accorso in mio aiuto gratuitamente ogni volta che ne ho avuto bisogno. Basta chiamare il 118  ed il centralino vi fornirà i dati del veterinario di turno in quel momento. Non ci sono costi né oneri di altro tipo.
La vicinanza anche saltuaria di un randagio è di enorme conforto emotivo, sia per loro che per noi.
Vale la pena anche solo provare. Può essere uno dei buoni propositi per l’anno nuovo, pensateci su.

Nerina
(Unkown – 25/12/2014)