Rumore di Fondo

Sono indiscutibilmente una persona analitica.
Se c’è un problema, lo smonto in pezzi, lo guardo da tutti i lati, valuto tutte le opzioni. Tra tutte le soluzioni possibili, scelgo quella che mi crea meno problemi, non solo nell’immediato, ma anche in un futuro più lontano. Nel mio ideale, un problema, una volta risolto, non deve più ripresentarsi. Non deve più essere un problema.
Forse è carattere, forse è l’essere nata Vergine ascendente Gemelli, forse sono stati i dieci anni di psicoterapia. Forse è stata l’influenza del motto materno: “Se la soluzione c’è, perché ti incazzi? Se la soluzione non c’è, che ti incazzi a fare?”
Forse è solo indolenza, pigrizia. Forse è la vita che ti fa mettere le cose in prospettiva e ti spinge, laddove sia possibile, a voler semplificare.
Ci sono problemi che possiamo risolvere ed altri che non possiamo risolvere.
Ci sono problemi che non ci appartengono.
Ci sono problemi che non sono problemi.
Ci sono problemi che ci creiamo da soli, per non pensare ai problemi reali.
Ci sono opinioni che non contano.
Ci sono situazioni da affrontare, altre che semplicemente vanno trattate con indifferenza.
Ci sono battaglie che vale la pena combattere fino in fondo, altre per cui è bene almeno fare un tentativo. Altre ancora non meritano nemmeno di essere prese in considerazione.
Ho passato anni davanti a uno specchio a sentirmi dire che c’era qualcosa che poteva essere fatto meglio, che potevo tenere l’arabesque più a lungo, che dovevo sforzarmi per mantenere l’en dehors della gamba di terra.
Esiste un ideale di perfezione quasi matematico nella danza classica. Quando ti guardi allo specchio, hai in mente quell’ideale e non importa se sei consapevole di non poterlo mai raggiungere, devi continuare a provarci.
Quando l’insegnante ti si avvicina e ti ruota il piede, ti tira più su la gamba, ti colpisce il ginocchio per fartelo stendere, tu non fiati. Anche se fa un male cane. Impari a gestire il dolore. Dopo un po’ il muscolo si allunga, il corpo si abitua, il dolore passa.
La gamba è più in alto e il piede è più ruotato.
Sei meglio di come eri prima.
Non esistono gli altri, quando sei davanti allo specchio. Non c’è competizione. Ci sei tu, i tuoi limiti e la tua forza mentale, che cerca di buttarli giù.
La danza forma il carattere, tanto quanto il corpo, credo. Impari che il lavoro, alla fine, paga. La sofferenza, lo sforzo fisico e mentale portano un risultato. È razionale.
Più lavori, meglio lavori, tanto migliore riuscirai ad essere. E per lavorare al meglio, vanno seguite le regole.

Ogni tanto la gente pensa che io sia stupida.
Perché rispetto le regole, perché sto zitta, perché non rispondo alle provocazioni, perché mi faccio i fatti miei e non alzo la voce. Perché, se qualcuno fa o dice cose completamente diverse a quelle che faccio o dico io, finché non rappresentano un limite al mio pensiero e alle mie azioni, scelgo di ignorare.
Il fatto è che io sono cresciuta davanti a uno specchio, imparando a concentrare le mie energie, la mia attenzione sul mio obiettivo. Tutto il resto è rumore di fondo.
Quando sei lì, con la gamba per aria, che ti brucia come se dovesse prendere fuoco, non hai l’opportunità di fare caso a quello che ti circonda. Non puoi. Perché se per un attimo, un solo fottutissimo attimo, ti distrai, il dolore vince. Ti ritrovi ad essere al punto di partenza. E quando ci riprovi, oltre al peso della gamba, devi sopportare anche quello della frustrazione, dell’esserci andati vicino e aver fallito.
Ed è un peso che ho portato addosso troppo a lungo, finché non mi ha schiacciato. E non intendo farmi schiacciare più.
Quindi sì, magari sono ingenua. Magari sono stupida. Magari sono proprio deficiente.
Ma le reazioni educate, il seguire le regole, il non andare fuori dalle righe, il concentrarmi su di me dando poco peso a quello che c’è intorno sono l’arma più potente che conosca. Sono uno scudo invincibile.
Tutto il resto è rumore di fondo.
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2 risposte a "Rumore di Fondo"

  1. Una persona -che non stimo molto, ok, ma bisogna anche ascoltare altre campane- mi ha detto che non sono solo disinteressata ma anche molle e accondiscendente. Mentre io in realtà sono convinta di essere semplicemente educata. Il mio essere poco combattiva/aggressiva/schiacciapiedi, sulla difensiva e mai sull'offensiva viene oltretutto interpretato come snobismo, capisci, come se volessi sempre tenermi al di sopra delle questioni su cui discutono gli altri. E io invece vorrei solo farmi i cazzi miei, vedi tu.

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  2. Sono senza palle, senza carattere, senza personalità. Praticamente un guscio vuoto.
    Non sono in grado di difendermi, non so prendere posizione.
    Allora. A me già non piace parlare in genere. Per quale ragione dovrei non solo discutere, ma addirittura infervorarmi con persone con opinioni diverse dalle mie o a cui semplicemente non piaccio? Io trovo legittima la loro posizione, quanto la mia decisione di agire indipendentemente da loro, di non farmi toccare dal loro pensiero. Queste, nella mia concezione, sono palle.
    Ovviamente, se ricevo degli insulti o delle ingiurie dirette e ingiuste, rispondo. Mai con una piazzata, però. Piuttosto ti prendo da parte e ti chiedo dove sia il problema. Poi ognuno per la propria strada.

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