Talkin’ with V.

Ci sono discorsi che non posso fare con nessuno, tranne che con V.
Perché V. c’è sempre stata, per così tanto tempo che faccio fatica a ricordare da quanto.
Se ho un problema, un dubbio, un’incertezza, V. è la persona a cui so che posso rivolgermi.
Da V. ho imparato un sacco di cose, però la più importante, forse, è la capacità di esercitare su me stessa lo stesso giudizio che eserciterei sugli altri e di essere indulgente con gli altri, quanto dovrei esserlo con me stessa. Ma questa faccenda dell’indulgenza verso se stessi resta ancora da mettere in pratica, sia per me che per lei.
Insomma eravamo sedute al tavolo della cucina, a cui ci sediamo da anni. Da piccole ci si faceva merenda, adesso beviamo caffè o tè, ma continuiamo a mangiare Gocciole e Gentilini come sempre.
Parlavamo di un sacco di cose, perché non ci si vede più spesso come prima e quando capita bisogna recuperare gli arretrati. Parlavamo della vita e dei rapporti e delle relazioni e dei sentimenti.
“È che siamo uguali alle nostre madri.”
V. ha sempre ragione.
Madre è stata una donna profondamente innamorata e devota ai suoi sentimenti. Non ha voluto mai rinunciarvi, per quanto male le facessero.
Madre, però, è stata anche una donna che ha dovuto rimboccarsi le maniche e imparare ad essere indipendente. È stata anche una donna che ha sofferto e che per alleviare il dolore, ha dovuto costruirsi difese solide. Forse fin troppo solide.
Da Madre ho ereditato la sensibilità e la tendenza a non risparmiare mai sui sentimenti. Però ho ereditato anche la radicata coscienza dell’importanza dell’indipendenza.
Fondamentalmente nessuno mi ha fatto capire che la vita, le relazioni sono fatte di compromessi.
Io ho sempre agito per me, senza dover dare conto a nessuno. E forse anche per questo sono sempre stata sola. Solo che non si può vivere da soli e prima o poi ci si trova nella condizione di dover condividere.
Ecco a me non hanno insegnato a condividere. Non so parlare, non so chiedere aiuto, non so gestire la disapprovazione e il rifiuto altrui. Quando sono in difficoltà, mi allontano. Oppure fingo che vada tutto bene, finché la mia smania di controllo non si rovescia anche su chi mi è accanto, che, invariabilmente, si sente soffocato o messo sotto esame e si allontana.
Dicono che l’indipendenza sia una forza.
A me serve molta più forza e concentrazione per fermarmi a riflettere, per pensare che non sono sola e che qualunque mia azione si ripercuote non solo su di me, ma su chi mi sta vicino.
Mi serve forza per ricordare che chi mi sta accanto ragiona diversamente da me e che non per forza la mia logica sia migliore della sua. Mi serve forza per ricordare che, in alcuni casi, la mia logica dovrebbe essere proprio mandata a fare in culo, perché in alcuni casi la logica è l’ultima cosa di cui si ha bisogno.
Mi serve forza per non avvilirmi quando mi si dice che ho torto e sto sbagliando; mi serve forza per non prenderla come un ripensamento su di me come persona.
Mi serve forza per capire che spesso le persone non vogliono che tu prevenga loro un problema, ma vogliono che tu ci sia quando il problema si pone.

2 risposte a "Talkin’ with V."

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