Ché di base, l’adolescenza io mi sono rifiutata di viverla e quegli anni lì li ho spesi a guardare gli altri fare, diventare, opporsi, reclamare il proprio spazio.
Io di spazio ne ho avuto sempre a sufficienza. Anzi, a volte era troppo e allora mi ritiravo sotto le coperte, con gli occhi chiusi e dicevo no a tutto e a tutti.
E una grossa parte del merito è tuo. Mi costringi a non pensare. Mi scombini la vita e per qualche strano motivo, questo sembra rimettere in ordine me. All’improvviso so perché fare e, anche se non so ancora come, faccio. Prima di trovare una buona ragione per non fare.
E io sono una maestra nel trovare buone ragioni per non fare.
L’università mi ha dimostrato che io piaccio alla gente, ma la gente non piace a me. Mi annoia, mi avvilisce.
Mi avvilisce vedere persone che non sanno, che ignorano di non sapere e che non si chiedono se sappiano a sufficienza. E che sono più avanti di me.
Tre esami e una frustrazione indicibile. Mi sento vecchia, improduttiva, incapace. Io non so fare. Insegnatemi a fare.
Vorrei imparare a programmare. Da dove comincio?
Voglio lavorare con gli animali. Come posso fare?
Vedo persone in gamba e vorrei chiedere scusa come si fa? Mi insegni? Posso imparare anche io? Ma mi vergogno. Dovrei ammettere che ho l’età che ho e che non so fare nulla. Mi vergogno da morire.
Vedo la gente ridere di me. Ci si aspettavano grandi cose da me.
E invece io vorrei solo avere a che fare con gli animali, imparare a programmare e magari che qualcuno mi dica “sai che non scrivi male?”
Non sono mai stata brava a inventare storie, però pensavo di essere abbastanza brava nel saper raccontare. Non mi sono mai ritenuta brava al punto di scrivere qualcosa a cui gli altri potessero interessarsi.
E adesso non mi ritengo nemmeno più così capace di raccontare, di esprimere un punto di vista.
Ci sono penne talmente brillanti in giro, che mi viene voglia di mozzarmi le mani e non scrivere più nemmeno la lista della spesa.
Ci sono persone con punti di vista affascinanti su argomenti originali, che sanno esprimersi in maniera talmente arguta! E mi chiedo che posto possa trovare la mia voce in un mondo saturo, dove nemmeno l’alta qualità ha il riconoscimento che merita, figuriamoci la mia mediocrità.
In una famiglia di provincia, le cui componenti meno retrograde sono quelle che sono andate via per prime, io resto a fare la pecora nera.
E io e la mia seconda adolescenza davvero non ne possiamo più.
Della disapprovazione continua, costante. Per come mi vesto e cosa mangio e quanto dormo e quanto studio ed esco troppo o troppo poco e non faccio sport e non vedo gli amici, ma quelli che tornano alle 23, perché altrimenti mi alzo tardi e non va bene.
Con te funziona perché, nel nostro modo incasinato, ci siano detti “Ecco, cominciamo da qui. Io ti dico in cosa sono bravo e ti aiuto in quello che non sai fare tu e viceversa. E un po’ alla volta, troviamo il modo di riuscire in tutto”.
Però c’è ancora tanta confusione intorno.
Il computer, i social, i blog, la fotografia, le storie non sono lavoro, per loro. Smettila di perdere tempo, smettila.
Allora datemi qualcosa da fare. Insegnatemi. Sono vecchia e incapace. Ma voglio imparare. Ditemi da dove iniziare.
Da dove si comincia a costruire?
Da dove si comincia a vivere?


