Quello che succede

Mi hanno programmata per l’indipendenza.
Sono cresciuta a pane e “devi saperti mantenere da sola”.
La mia non è una famiglia ricca, hanno sempre lavorato tutti. Non esistono quelle cose tipo “l’uomo lavora e la donna sta a casa”, anche nei casi in cui l’uomo in effetti lavora e guadagna e non ci sarebbe nemmeno bisogno di avere uno stipendio in più. Il principio è potersi mantenere dignitosamente anche stando da sola; se poi c’è qualcuno disposto a condividere, tanto di guadagnato.

L’ho presa alla lettera per molto tempo questa faccenda dell’indipendenza. Sono stata da sola per 25 anni e, tra alti e bassi, sono stata bene. Avevo una lunghissima lista di qualità/abilità che il mio ipotetico uomo dovesse avere. La frase preferita di V. era “quando lo trovi, tienitelo stretto perché sicuro un altro non esiste”.
Poi è arrivato Lui e tutti i miei principi, le mie sicurezze, le mie incontrovertibili condizioni se le è portare via su un longboard, con un bacio al profumo di birra.
È stato un bene. Anche quando è stato spazzato via tutto e sono rimaste solo macerie e chili di Riopan a colazione.
Perché, se mi chiedi di cosa ho bisogno adesso, te lo so dire senza girarci intorno.

Ho bisogno della serenità.
Io non sono una femmina-tipo. Se dico no, è no; se dico sì, è sì. Non mi piacciono i giochetti, le questioni di principio sul visualizza e non risponde, il fartela pesare. Mi fa schifo il tradizionale concetto di corteggiamento e di romanticismo. La stabilità è la mia, tu se vuoi partecipi, altrimenti va bene uguale, solo non minare quello che io ho messo in piedi. Dei soldi non me ne frega niente, dei regali men che meno. Ma se sai che sto di merda e stiamo zitti abbracciati a mangiare schifezze, vinci il mio cuore.

Ho bisogno di sentirmi a casa.
E non intendo una casa fisica. Intendo potersi raccontare tutto, ma anche stare in silenzio insieme. Intendo parlare dei problemi e sapere che non ti caghi sotto a starmi vicino, anche se ho una vita complicata; che non vuol dire che tu me li debba risolvere, perché i problemi me li risolvo da sola e, se vuoi, ti do pure una mano con i tuoi. Intendo che non ti spaventi e non pensi che io sia “rotta”, se ogni tanto mi prende il panico, mi viene il fiato corto e la tachicardia.

Ho bisogno di non sentirmi in bilico. Ché se mi distraggo, devo sapere che ci sei, che non ne hai approfittato per andartene. Lo so da me che ci sono altre più belle, più magre, più simpatiche e più spigliate. Ma si sceglie di stare insieme. Non voglio essere un ripiego, un intermezzo per ingannare la noia, l’unica alternativa rimasta.
Io gioco sempre a carte scoperte. Non rompo i coglioni, mi arrabbio poco e mi passa in fretta. Sono goffa, imbranata e pasticciona. Non amo le formalità. Sono silenziosa e affidabile. Perdono tanto.

Dice V. che è l’orologio biologico che ci sta fottendo. Che ci fa venire la sindrome premestruale acuta ogni mese e forse il bisogno di avere qualcuno accanto ogni giorno.
O forse il discorso è un altro. Ci sono talmente tante cose fuori dal mio controllo che ho bisogno di un punto fermo, di un posto che scelgo io, dove tornare e placare le ansie.

Madre mi ha cresciuto col mantra dell’indipendenza. Mi ha detto che il sesso è fondamentale e che gli uomini non se ne vanno, se prima non hanno messo il culo al caldo da qualche altra parte. Mi ha insegnato che prima o poi se ne esce, anche dalle delusioni più grosse. Quanto meno si impara a conviverci. Non ha fatto in tempo a spiegarmi cosa succede dopo, però.

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4 risposte a "Quello che succede"

  1. Ti vorrei abbracciare fortissimo, accarezzarti i capelli e dirti che tanto ce la facciamo, che vedrai che ce la facciamo in qualche modo. Mavie

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  2. Stavo per scriverti un Forza! e un incoraggiamento condito con tanti cuori quando ho visto la tua bella, bellissima foto. E okay che la bellezza non è tutto, okay che il bello è dentro e l’abito non fa il monaco e non ci sono più le mezze stagioni ma…con un musino così, non può essere programmato – come scrivi tu – il non volerti bene!
    Perché sei uno di quei rari e fortunati casi, Chiaretta dolce, in cui il bello che c’è fuori è solo lo specchio dell’ancor più bello che custodisce dentro, e che presto vedrai, avrai modo di condividere con qualcuno che saprà davvero apprezzare. (Ma i ripieghi proprio no, mai, e men che meno alla tua età, che sei ‘na reghezzina, Ecco!)
    Chiara Sr.

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