Hairy Stuff

Oggi parliamo di una roba importante e con “importante” intendo di un’importanza  seconda solo a quella di scarpe, vestiti e  copriocchiaie.
Parliamo di capelli.

Ovviamente sul tema io ho né più né meno l’esperienza che una vagymunita tra i venti e i trenta anni, che non si è mai occupata di capelli per professione, ha.
Esperienza che si basa su due incrollabili pilastri:

  •  i capelli che Madre Natura e Madre Biologica ci hanno donato alla nascita sono lammerda e li odiamo.
  •  i capelli delle altre, siano esse modelle, cantanti, attrici, commesse, colleghe o amiche sono sempre più belli e noi una piega come la loro non l’avremo mai.
Un giorno analizzerò questa spinosa faccenda delle alghe del tuo vicino ti sembran più verdi, sai.
Ma non oggi, ché non c’è tempo da perdere in simili quisquilie. Col crine non si scherza.
Siamo in un periodo critico per le nostre fluenti chiome, già strapazzate da sole, sale, cloro durante l’estate. Con l’arrivo dell’autunno (dalle mie parti si dice che il fenomeno si manifesti in concomitanza del “periodo delle castagne”), da bravi animaletti quali siamo, facciamo la muta. In sostanza perdiamo quantità abnormi di capelli, tali da farci chiedere se la nostra mancata calvizie non stia sovvertendo qualche legge fisica. 
Dopo anni in cui correvo disperata dalla mia parru di fiducia, pensando di rimanere a cranio scoperto da un momento all’altro, ho capito che la faccenda è normale e non c’è da allarmarsi. 
Però non è nemmeno il caso di restare con le mani in mano, disperandoci di fronte allo specchio. 
Cosa fare dunque?
Ah boh! Al massimo posso dirvi quel che faccio io.
Innanzitutto tenete presente che avete a che fare con una che per anni è stata portatrice di Capelli Demmerda. Da bambina (e con ciò intendo fino ai tredici anni circa) ho subito ripetute mutilazioni alla mia chioma perché i capelli corti sono molto più comodi e poi ti stanno così beeeneee!
Chiaramente vivevo tra criminali, il cui compito nella vita era sabotare qualsiasi tentativo di costruzione della mia autostima. 
Stavo così beeeneee che avevo un cespuglio informe in testa, di una strana consistenza vaporosa e ondulata, che tendeva a crescere verso l’alto in stile Marge Simpson. 
Dalla terza media in poi, sono riuscita ad imporre la mia volontà e a portare i capelli lunghi.
È stato allora che ho scoperto l’atroce verità, negli anni dei capelli dritti come spaghetti e dei ciuffifrangia ordinati ad incorniciare il viso.
HO I CAPELLI RICCI.
E non di quel riccio definito, vaporoso, che fa tanto criniera di leone.
No! Ho un riccio morbido, poco definito, un ondulato quasi spettinato, che sembra sempre mi sia appena alzata dal letto. Insomma, non so come dirvelo, ma i miei capelli al naturale creano delle beachy waves da paura.
Solo che quando avevo quattordici o quindici anni le beachy waves erano di là da venire e quindi ogni sei mesi, per circa quattro o cinque volte, ho fatto la stiratura chimica dalla parru.

Da allora, non ho mai più fatto nulla. Taglio scalato, il più lungo possibile, con o senza frangia, a seconda dei periodi e delle mode e di Marissa Cooper, mia prima e incontrastata musa in fatto di hairstyle.
Non ho mai decolorato, mai tinto. Ho iniziato a usare regolarmente la piastra solo verso i diciotto anni. Insomma ho quelli che vengono definiti “capelli vergini”.

Nel tempo ho scoperto una grande qualità nei miei capelli: sono estremamente versatili: se li fai lisci, se ne stanno lisci, se li arricci, prendono un bel mosso naturale.
Vi sento, viperelle, mentre mi maledite e mi insultate e mi augurate l’alopecia!
Ma non è tutto oro quel che luccica.
I miei capelli tendono a essere grassi alla cute e secchi sulle punte, il che rende piuttosto complessa la scelta dei prodotto per la loro detersione e cura.  Ma soprattutto cadono, costantemente, sempre. Fortunatamente crescono anche abbastanza in fretta, ma sono molto sottili e, se maltrattati, possono reagire davvero male.

Il problema dell’eccesso di sebo mi ha tormentata non poco. Non ho mai sofferto di forfora, semplicemente i capelli si sporcavano molto velocemente alle radici, mentre le punte sembravano fatte di paglia.
Mi sono un po’ informata e ho capito che eliminare i siliconi poteva essere la soluzione.
Ora, quando si abbandona il lato oscuro del dimethicone, si attraversa un periodo drammatico, durante cui il capello deve riabituarsi a non essere ricoperto dalla patina siliconica.
Il capello è fatto a squame, tenute insieme dalla cheratina. Con gli shampoo, le tinte, la piastra, le squame finiscono per aprirsi e il capello diventa poroso. Il silicone “riempie” gli spazi tra le squame e dà l’impressione di morbidezza alla chioma, ma è tutto FALZO come una cattiva corteggiatrice di Uomini&Donne.
Eliminati i siliconi, il capello rivelerà la sua reale consistenza demmerda e vi costringerà a qualche settimana di code, chignon, trecce e chi più ne ha, più ne metta.
NON DESISTETE!
Continuate ad usare shampoo e balsamo senza siliconi. I risultati impiegano un po’ di tempo per essere visibili, ma arrivano! Parola di lupetto!

Cercate di non esagerare con i lavaggi e di diluire lo shampoo prima di versarvene quantità industriali in testa. Se necessario, tra un lavaggio e l’altro, usate uno shampoo secco per eliminare l’effetto unticcio sulle radici, senza ricorrere ad una piega completa. Se invece proprio non resistete e lavate i capelli tutti i giorni, provate ad alternare lo shampoo tradizionale al co-wash, ossia al lavare i capelli con balsamo mischiato allo zucchero di canna. È un sistema molto più delicato ed ha anche una maggiore bio-sostenibilità, che male non fa.
Con questi accorgimenti, il problema della cute grassa dovrebbe essere più o meno risolto.
Resta il dettaglio delle punte secche come paglia.
Una buona idea può essere fare un impacco pre-shampoo. Io di solito uso gli oli in questo caso. Inumidisco le lunghezze (gli oli vanno usati sempre e solo su capelli bagnati!), ci metto su un po’ d’olio di semi di lino o di germe di grano,le avvolgo nella pellicola e lascio in posa più che posso. Poi li lavo normalmente.

Almeno una volta a settimana faccio una maschera. Attualmente sto usando la Phytorelax Keratin Complex e il risultato mi soddisfa. Se invece sentite che la maschera che avete in casa non è abbastanza, potete sempre aggiungere qualche goccia del vostro olietto preferito e renderla ancora più idratante. Anche in questo caso è importante evitare siliconi&co e scegliere prodotti con ingredienti realmente idratanti.

Se, come me, siete bestiole feroci che non rinunciano a piastra o ferro a temperature degne del Monte Fato, non dimenticatevi di usare una protezione. La mia preferita da sempre e per sempre è lo spray Aveda Brilliant Damage Control, ma ho usato con soddisfazione anche l’Huile Prodigeuse di Nuxe (io lo metterei anche sull’insalata l’Huile Prodigeuse, ma va be’) e, in caso di necessità, anche l’olio di semi di lino (poco e solo sulle punte bagnate) fa il suo sporco lavoro.
Un amore piuttosto recente è quello che ho sviluppato verso la celeberrima Phyto 9. La uso sui capelli asciutti, a fine piega, oppure in qualsiasi momento veda i miei capelli particolarmente orridi. Magari dopo lo shampoo secco o se la mia chioma ha dovuto affrontare una fonte di umidità inaspettata, una noce di Phyto 9 sulle lunghezze e i capelli assumono un senso, sono più morbidi e lucidi. 

Affrontiamo infine lo spinoso problema della caduta.
Gli shampoo e prodotti specifici non mi hanno mai dato risultati apprezzabili. Quindi, durante i cambi di stagione, faccio un ciclo di integratori. Di solito prendo lo Skinorage, che mi aiuta anche con le unghie che si sfaldano e la pelle che, spesso, durante questo periodo, diventa più demmerda del solito.
ATTENZIONE: capelli che cadono, unghie che si spezzano e pelle stranamente impura possono dipendere da una carenza di ferro, quindi fate le brave bambine coraggiose e di tanto in tanto sottoponetevi alle analisi di routine per controllare che anche all’interno sia tutto in ordine.

Ultimamente, per colpa di Pinterest, ho una voglia pazzesca di provare il balayage e di passare dal mio storico taglio scalato ad un taglio pari, magari scalando solo la parte anteriore. Solo che il taglio scalato classico ho imparato a farlo da sola a casa, mentre non so se saprei ottenere da sola il taglio che bramo né se la parru me li taglierebbe in maniera soddisfacente.
Quindi faccio la cosa che so fare meglio. Sto seduta al pc, continuando a pinnare foto di tagli e colori fantastici, lamentandomi del fatto che tutte quelle modelle, attrici, cantanti, ragazze di Instagram hanno dei capelli bellissimi e delle pieghe che io e i miei capelli demmerda non potremo mai avere.

Una risposta a "Hairy Stuff"

  1. Mi ripeto: “Quante ne sai!”.
    Io godo di capelli davvero davvero dimmerda, che cadono inesorabilmente da sempre (ed in questo periodo di più) pur non lasciandomi mai – stranamente – calva. Capelli crespi e mossi/ricci (non lo so, non li ho mai lasciati troppo liberi di esprimersi) che redarguisco sottoponendoli al sacro trattamento lisciante alla keratina (anche qui non so neanche io bene cosa sia, ma funziona!). Unico problema: lo faccio più raramente di quanto dovrei perché NO MONEY NO PARTY e quindi sono costretta ad alternare periodi di capelli-discreti a periodi di capelli-stoppa in cui mi barcameno come riesco fra prodotti più o meno commerciali.
    Ah che amarezza.

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