The Very Inspiring Blogger Award

Stiamo tutti calmy perché qui siamo ad un giro di boa nella storia di questo blog.

SONO STATA TAGGATA! E non una, ma ben DUE volte! E non in un tag qualsiasi, tipo “tag delle spezie preferite” o “tag dei cinque prodotti di cui non puoi fare a meno, mentre espleti le tue funzioni corporali”, bensì nel “Very Inspiring Blogger Award”. 
*si asciuga la lacrima, abbraccia la seconda classificata, saluta ondeggiando la mano come la Regina Elisabetta*
Ok, ok, mi calmo. 
Sono fierissima e gonfia come un tacchino per essere stata taggata da due persone per le quali nutro stima e affetto e che sono quelle buontempone di Veronica e Connie, che ringrazio infinitamente.
*ed ecco che, dopo aver fatto la gradassa, si imbarazza, inizia a balbettare e diventa tutta rossa*
A che punto siamo con le regole?
DOVE SONO LE REGOLE?!
Ah, eccole:
1. Ringraziare il/la blogger che vi ha nominato
2. Elencare le regole e visualizzare il logo del premio
3. Condividere 7 fatti su di voi
4. Nominare 15 blogger e notificargli la nomination

Dunque a questo punto devo dirvi sette cose su di me. Vediamo un po’.
1.Sono una fanatica di telefilm gialli. La mia tv, Maria De Filippi Regina del Tubo Catodico a parte, potrebbe avere tre canali: Giallo, TopCrime e Premium Crime. Guardo di tutto, da “Lie to me” a “The Mentalist” a “Senza Traccia”, ma il mio preferito di sempre resta “Law and Order SVU”. E “Criminal Minds”, oh quanto adoro “Criminal Minds”! Ma forse quello è merito del dottor Spencer Reed.
2. Conservo integra la mia collezione di peluche di quando ero bambina. Creepy, eh?
Non chiedetemi perché ma (con dolore) ho dato via la mia cucinella e (con disperazione e subendo un trauma che mai metabolizzerò) la mia collezione di Barbie, con case (sì, due), accessori, camper, vestiti e quant’altro. Ma dai peluche non riusciranno mai a separarmi. Anche perché non sono ancora del tutto convinta che non siano animali veri. 
3. Ho la famiglia più disfunzionale che conosca, eppure è composta dalle persone che più mi fanno divertire al mondo. La qualità migliore della mia famiglia è la capacità di saper trovare il lato divertente anche nelle situazioni potenzialmente più angoscianti.  Nonny e Madre restano campionesse imbattute di “Sbaglia la camera ardente e piangi il morto altrui”, per dire. E diciamo che la mela non è caduta lontana dall’albero.
4. Detesto le faccende domestiche, ma adoro fare i “lavori da maschio”. Fammi pitturare, cambiare interruttori, aggiustare antenne, avvitare e svitare o usare il trapano e sarò felice. 
Il mio capolavoro resta il mobile del frigo ad incasso trasformato in dispensa a quattordici anni.
5. Combatto con gli attacchi di panico da quando ho dodici anni circa. A periodi va meglio, qualche volta va peggio; è un lavoro continuo che ha richiesto dieci anni di terapia cognitiva e l’intervento di uno psichiatra fenomenale, il cui insegnamento più importante è stato il “fai quello che devi fare e non rompere i coglioni”.

Dalla mia esperienza penso di aver imparato che l’unica cosa che ti fa superare le paure e ti fa tornare a fare dopo un’esperienza traumatica (e ogni attacco di panico è un’esperienza traumatica) è l’amore. In ogni forma possibile, sia quello dato che quello ricevuto, sia esso rivolto verso una persona, una cosa, un’attività, un animale. È l’unica forza che smuove davvero.

6. Sono una patita del trash, in ogni sua forma e manifestazione. Guardo programmi trash da quando ho memoria, sono stata allevata a pane e Maria De Filippi e in casa vigeva ferrea la regola materna del “vi aiuto con i compiti, ma solo dopo Uomini&Donne”. Sguazzo come un maiale nel fango alle feste di paese terroniche, quelle in cui le famiglie si vestono con i loro abiti migliori per fare lo struscio lungo il corso, tra bancarelle di senegalesi, ambulanti che vendono panini con la porchetta e orride giostre, il tutto condito dal peggio della musica dance degli ultimi 20 anni, alternata all’orchestrina che suona il liscio o dal pianobar con karaoke. Mi esalto davanti alle riviste di gossip più becero, ai matrimoni di provincia e ai litigi delle coppie fatti al supermercato o in mezzo alla strada.
7. Leggo abbastanza. Leggevo tantissimo. Ricordo quando, il primo giorno della prima media, a scuola ci chiesero se e cosa avessimo letto e io sciorinai  una lista di dodici libri, tra cui l’intera saga delle sorelle March, Tre uomini in barca e Incompreso. Sospetto sia uno dei motivi alla base della mia emarginazione sociale di quegli anni. 
Il mio difetto è quello di essere una lettrice disordinata. Non ho la pazienza di dedicarmi ad un autore o ad un genere o alla produzione di un certo periodo e questo nel tempo penso che mi abbia confuso le idee. Ho una conoscenza frammentaria e limitata della letteratura. Difficilmente sono una tipa da best seller. Eccezion fatta per la saga di Harry Potter, i romanzi emergenti mi lasciano sempre poco o nulla. Amo molto quelli che normalmente sono ritenuti “mattoni ottocenteschi”. Magari questa questione libri la approfondisco in un post separato. 
Non sono mai riuscita a leggere i quotidiani. 
E adesso è il momento di elencarvi i miei blog preferiti, quelli che leggo sempre e sempre con piacere, ovviamente in ordine sparso.
  • Vita su Martelo ritengo uno dei più bei prodotti dell’editoria on-line in cui mi sia mai imbattuta. Il che è bizzarro, dal momento che, tecnicamente, non è un prodotto editoriale. Rossana e Gloria sono preparate, divertenti, competenti, brillanti; sanno spaziare dalla cucina, alla moda, al beauty, lasciando inalterata la loro cifra stilistica, ironica e appassionata allo stesso tempo. Ho enorme stima per il loro lavoro (sì, fare i blogger in questo modo si può definire un lavoro, secondo me) e vorrei sapermi destreggiare tra grafica e contenuti un decimo di come sanno farlo loro.
  • Rock ‘n’ Fioccio il lunedì lo tollero meglio, se c’è so che ad attendermi c’è un General Mix preparato da Giulia. Ammiro la preparazione e la passione con cui sono scritti i post: Giulia sa di cosa parla e sa parlarne bene. E poi tira fuori dall’Internet delle chicche a cui io da sola non arriverei mai.
  • Il Blog della Connie: io non so se servano altre ragioni oltre ai tutù fatti a mano e alle case di bambole (quando ho visto questo sono letteralmente impazzita). Nel caso foste completamente scemi e ciò non vi bastasse, sappiate che la verve della Connie non si batte, così come la sua sagacia. E poi perché il musetto imbronciato della Nina è meraviglioso. E poi è la mia mentore e crede sempre in me, a prescindere. 
  • Bella&Scema: Veronica, in realtà, è bella parecchio e scema per niente. Ha una cultura musicale che io non avrò nemmeno tra un milione di anni, una determinazione che ammiro moltissimo, una passione per la danza che ci accomuna. E poi fa pole dance che è una di quelle cose che, se ne avessi la possibilità, vorrei provare prima di subito. Nota dell’ultimo minuto: grazie, Vero, per aver detto tutto ciò che io ripeto da anni a quanti mi perculano per il mio essere una Pellepallida 
  • Diario di una Snob: posso solo immaginare quanto la Snob mi stia odiando e al contempo mi stia deridendo, leggendo che l’ho inserita in questo post. Però io l’adoro e la adoro anche per questo. La adoro per l’onestà, la quasi totale assenza di filtri; la adoro perché non scrive mai per mostrare quanto sia brava (e lo è, tanto), ma per una sorta di necessità di tenere a bada un’urgenza. La adoro perché, come le ha detto qualcuno, legge molto più di quanto scriva e questo trasuda da ogni riga. Quello della Snob è stato uno dei primissimi blog che abbia mai letto e, da quando l’ho scoperto, non ho mai perso un post. Ogni tanto mi illudo di assomigliarle, sotto certi aspetti. Ma lei è molto più di una spanna sopra di quel che io sarò mai.
  • DueditanelcuoreDenai l’ho scoperta da poco e me ne sono perdutamente innamorata. Una sera, qualche tempo fa, le ho scritto che avevo passato due ore di orologio a recuperare i vecchi post e che mi ero commossa leggendoli. La sua risposta (meravigliosa, perché esprime perfettamente quello che penso sia la sua essenza, la sua capacità di essere leggera, pur essendo tutt’altro che superficiale) è stata: “Minchia, Kella! Per due ore di seguito!?” 
  • Che gran vita di merda: Ve l’ho detto che amo il trash, no? Beh, Righetto è il Re indiscusso del trash. I suoi post sono l’esplicitazione dei percorsi mentali dell’italiano medio e, in quanto tali, assolutamente esilaranti. 
  • Ma ti sei vista?: Ma la bravura della Zitella? Io dei suoi “Cazzomimetto?” e delle sue “Pagelle di stile” sono una fan accanitissima. I red carpet hanno assunto un senso del tutto nuovo, da quando la leggo. Mi sento capita. E poi i suoi capelli! Quanto amo i capelli della Zitella! Cioè, una che è assolutamente gnocca e con capelli e pelle perfetta mentre corre (e lei corre sul serio, tipo che fa le maratone e per me questa è già una roba da supereroina) non va solo seguita sul blog su cui scrive, ma deve proprio diventare oggetto di un culto. 
  • The Ghiottona: Rubina è ilarità allo stato puro. Che parli del suo lavoro, della sua esperienza vegetariana, dei saldi, riesce inevitabilmente a strapparmi un sorriso. È così meravigliosamente sincera quando scrive! E poi, come la Connie, è una mamma in gambissima, di quelle che affrontano la maternità con ironia e voglia di fronteggiare i cambiamenti e le difficoltà con il sorriso sulle labbra.
  • Bianco e Nerorimmel: Silvia non scrive. Silvia evoca. Attraverso poche frasi e qualche immagine, ricostruisce una sensazione, un luogo, un’esperienza, un momento. C’è una grande onestà nel suo modo di esprimersi, nonostante a prima vista possa sembrare stringato. Regala frammenti. In realtà il suo dono è proprio quello di lasciarti con la voglia di leggerne ancora e ancora e ancora.
  • Hate Couture: Date un ministero a questa donna! Datele un paese da governare! Non scrive spesso, ma quando lo fa, ha solo idee assolutamente geniali. Roberta è un’insider del mondo delle comunicazioni e dei social e questo, unito ad uno spiccato spirito di osservazione e ad un’ironia pungente, le permette di individuare vizi e idiosincrasie della socialmediablogosfera. E poi è una donna pratica, che affronta i problemy very, per esempio i grossolani errori nella toponomastica del nostro paese o l’inspiegabile successo delle trousse Pupa.
  • Qualcosa di cui sparlare: Martina è una di quelle che non te la manda a dire. Io l’ho scoperta solo da poco, dopo il suo “ritorno”, ma mi piace già un bel po’. Nei post a tema beauty dà il meglio di sè. Leggere la fenomenologia della commessa di Bottega Verde per credere.
  • (A)socialité: Quello di Alice è un blog che dovreste seguire TUTTI SENZA SE E SENZA MA. Una chicca assoluta. Scritto in maniera impeccabile, mai scontata, mai banale, è uno sguardo pulito, ma tutt’altro che ingenuo sulla vita quotidiana. E la vita di Alice assomiglia un po’ alla mia, fatta di famiglia, qualche amico, tv spazzatura, amori-non amori, social, università. Ed è bello vedere che avere una vita “normale” non vuol dire affatto essere omologati. Alice ha una intelligenza spiccata, un’ironia brillante e soprattutto un cuore buono, non zuccheroso, non melenso. Semplicemente buono.
Ok penso di aver detto tutto. Spero che non siate morti di inedia davanti al pc, data la lunghezza del post. Però certe cose vanno fatte per bene, ecco. 
Andate e seguiteli tutti!

Campionato Mondiale di Calcio per Bionde

La cosa bella bellissima dell’avere un blog è il poter dare sfogo alla coglionaggine che ottunde la mia mente.
La cosa ancora più bella bellissima dell’avere un blog è che posso scrivere quello che mi pare, compresi i post-spazzatura su argomenti banali e consumati e inutili.
Per esempio, oggi parliamo di Campionati Mondiali di Calcio.

Sono una di quelle femmine fintamente atipiche, che si vantano di vedere anche tre o quattro partite a settimana tra campionato, anticipo, posticipo, coppe, campionati stranieri, torneo scapoli-ammogliati. So cos’è un fuorigioco. Non sempre lo vedo, ma so cos’è. So che un 4-3-3 è uno schema di gioco e non il numero di una hot-line.
Insomma, per essere una femmina bionda, ne so a pacchi.
Però resto una femmina bionda e quindi sì, l’arbitro è cornuto, il pallone è rotondo, quel che conta è la prestazione, ma devo ammettere che, durante i novanta (talvolta pallosissimi) minuti, una parte del mio cervello è immancabilmente rivolta ad elaborare valutazioni che definiremo, ricorrendo ad una litote, “estetiche” sui giocatori.

E siccome qua il Mondiale si avvicina e già ci stanno finemente tritando le palle al ritmo di samba con formazioni, gironi, Maracanà, culi di ballerine brasiliane e Shakira Shakira, penso che sia il momento di fare il punto della situazione sulle cose davvero importanti.
Chi ci farà battere il cuore e ci scombinerà gli ormoni in questo Mondiale? Chi sono quelli brutti brutti che ci faranno piangere sangue come la madonnina di Civitavecchia?
A seguire il mio personalissimo (e dunque l’unico ad essere universalmente valido) giudizio.

DISCLAIMER: se il sistema di presentazione delle immagini vi dovesse ricordare le (meravigliose) Pagelle di Stile della Zitella Acida, è perché il mio sistema di presentazione delle immagini, se fosse fatto bene, sarebbe scopiazzato da quello delle Pagelle di Stile della Zitella Acida.

Ma non indugiamo oltre e procediamo con ordine.

  • QUELLI CHE “DATEMI UN COLLIRIO ALL’ACIDO MURIATICO”
  1. MATTHIAS GINTER: tedesco. Probabilmente un discendente del barone Von Trapp, a giudicare dalla riga laterale.
  2. ANTONIO CASSANO: l’uomo che la dermatologia non poté salvare.
  3. GIORGIO CHIELLINI: Sei ricco, Giorgio caro, cosa stai aspettando a rifarti quel naso proprio non lo so.
  4. WAYNE ROONEY: Tinkie-Winky, Dixie, LaaLaa, Po e Rooney, il teletubbie cattivo
  1.  SERGIO BUSQUETS: Sergio, porca miseria zozza, ti pagano profumatamente per prendere a calci una palla. Perché quest’aria da Zio Fester della famiglia Addams?
  2. BACARY SAGNA: Francese. Probabilmente convinto di essere Beyoncé in “Say my name”.
  3. SANTI CAZORLA: Per carità, non ridere!
  4. FRANK RIBERY: Lo sappiamo che è il figlio illegittimo di Gasparri. Non mi sembra il caso di infierire.


  1. ANGEL DI MARIA: Gioiellino argentino del Real Madrid. I metalli preziosi possono essere fusi, per dar loro una nuova forma. Riflettiamo.
  2. JUANFRAN:  Professore di educazione fisica del liceo, capitato qui per ragioni misteriose.
  3. DIEGO GODIN: Argentino. Con quella faccia. Il tango, la pasiòn, el calor e quella faccia? Seriously?
  4. LUCA MODRIC: Nel tempo libero, sgozza fanciulle e le sotterra in giardino.

  1. ONJEN VUKOJEVIC: A me costui ricorda qualcuno, ma non riesco a capire chi. Il lupo mannaro di Twilight dopo un frontale con la macchina di Edward Cullen? La versione croata della Cosa? Non so, proprio non so.
  2. MESUT OZIL: Gurardatelo com’è contento con la sua magliettina della Germania! Ciao, Mesut, ciao. Ora vai di corsa negli spogliatoi, perchè ho appena mangiato e non posso sostenere la tua visione al lungo.
  3. PEPE: Darwin è sempre convinto che, ad un certo punto dell’evoluzione, la strada dell’uomo e quella delle scimmie si siano separate?
  4. DANIJEL PRANIC: La nazionale croata è messa molto, molto male.
  • LE INQUIETANTI SOMIGLIANZE.
CRISTIAN RODRIGUEZ – BRUNO ALVES – DAVID SILVA
Rinomati rappresentanti di un cartello della droga colombiano. Anche se sono argentini, a quanto pare. Quella di Bruno Alves è chiaramente una foto segnaletica.

DANTE – DAVID LUIZ – FELLAINI – WITSEL
Telespalla Bob vive e si riproduce parecchio.
ATTENZIONE: per dovere di cronaca, si segnala che David Luiz, brasiliano, ha un gran fisico e Witsel, inglese, occhi bellissimi e lentiggini.

IVAN MOCINIC – MITCHELL LANGERAK – MATTIA PERIN – MARCO REUS
Team One Direction, ovvero quelli che hanno scelto la carriera calcistica, dopo lo scioglimento della propria boy band. 
Baby you light up my world like nobody else.
HUGO LLORIS: francesino di origini spagnole, separato alla nascita da Tom Sturridge.
MATEO KOVACIC: centrocampista croato, gioca nell’Inter. Probabilmente perché, visti i tempi, all’Inter è venuta nostalgia di Bobone.
FRASER FORSTER: portiere (di riserva) dell’Inghilterra, con l’attitude di Salvo Sottile.
DIRK KUIJT: evvabbeh, Dirk, capita di essere tra i cinque olandesi più brutti d’Olanda. E sii grato che non abbia messo la foto dove hai l’occhio pesto.(link per chi non soffre di cardiopatie)

  • QUELLI CHE, PER FORTUNA, HANNO DETTO “NO!” AL RASOIO.
  1. RAUL ALBIOL: non è il più bello del lotto, ma accontenta quelle che amano il massschio llatino. Poi è spagnolo, quindi parla spagnolo, quindi è ok. 
  2. GONZALO HIGUAIN: se siete coraggiose, googlate foto del buon Gonzalo ad inizio carriera.  
  3. RAUL MEIRELES: il portoghese che non ti aspetti. Biondino, occhio chiaro, barba giusta, molti, molti tatuaggi. Uno dei preferiti. 
  4. ANDREA PIRLO: confesso, per Pirlo avevo un debole anche quando non aveva la barba. Nonostante l’aria sveglia come quella di un bradipo appena uscito dal letargo e la voce da tabagista incallito. Andrea, io ho sempre creduto in te. E nei tuoi meravigliosi capelli.

  • QUEI BRAVI (MA NON TROPPO) RAGAZZI.
  1. DAVID DE GEA: Classe 1990, 191 centimetri, portiere di riserva della Spagna, sta bene con la cravatta sottile regimental. Cosa volete di più?
  2. ANTONIO CANDREVA: Antonio prova che anche quelli della Lazio possono essere manzi. Who knew?
  3. MIGUEL VELOSO: Mentre tutti gli occhi e gli ormoni si concentrano su Ronaldo, il Portogallo ci sforna questa faccetta da schiaffi qui. Che per me è un grosso, grosso sì.
  4. CESC FABREGAS: A me Fabregas ha sempre dato l’idea di essere la versione calciatore di un nerd, non chiedetemi perché. Comunque, spagnolo, 27 anni, per quanto mi riguarda sta migliorando con gli anni.
  • I “TIPI”

DANI ALVES: Per gli amanti del genere Dr. Avery. Tratti somatici ispanici e occhi che più azzurri non si può.
MARCELO: L’unico che può permettersi il ricciolo ribelle, senza ricadere nella categoria dei wannabe Telespalla Bob. Con quel sorriso lì, può anche rasarsi a zero. In effetti lo ha fatto e,sì, stava bene ugualmente.
VIEIRINHA: Il portoghese ad alto tasso di testosterone, sembra quasi un rugbista. Devo aggiungere altro?
MATHIEU DEBUCHY: Made in France. Voi non lo vedete, ma oltre quella faccia da principino delle fiabe, c’è un (gran bel) corpo coperto di tatuaggi.

  • I “PRINCE CHARMING”

BENEDIKT HOWEDES: Di quando la Germania si tolse le Birkenstok e produsse un metro e 87 centimetri di difensore, con le sembianze a metà tra Prince Harry e Prince Williams. Non male.
JORDAN HENDERSON: è inglese, è biondo con gli occhi azzurri, è centrocampista. Se tanto mi dà tanto, ce lo spacceranno per il nuovo Beckham.
JOEL VELTMAN: Va là l’Olanda ci regala qualche soddisfazione.
LUKE SHAW: Diciottenne inglese, per chi ama il genere “barely legal”.

  • I “TANTA ROBA”

OLIVIER GIROUD: Ma chi lo ha detto che i francesi sono tutti signorini effimminati e mangiaformaggi? Chi?
GERARD PIQUE: Altezza mezza bellezza. E infatti lui è un metro e 92. Poi è anche bello, ricco e soprannominato Piqueton. Che faccio, lascio?
CLAUDIO MARCHISIO: Quante soddisfazioni che ci dà la terra natia, quante! Claudio, il sogno proibito di tutte le Papuasy,  ha un difetto: una moglie orrida. E questo mi sembra il momento adatto per tirare fuori dal repertorio delle battute pessime il sempreverde “ma noi non siamo gelose, ihihihihihih!”
SERGIO RAMOS: Io voglio parlare col curatore di immagine di Sergio Ramos e dirgli GRAZIE! Grazie, signor Curatore di Immagine, perché lei ha fatto un favore all’umanità, trasformando un tamarro bruttarello in uno zarrogante strafigo.

  • I SOPRAVVALUTATI

FERNANDO TORRES: Le donne impazziscono per ‘sto qua, che a me non ha mai, mai, mai detto nulla. Anzi trovo che abbia uno strano collo. Gran fisico da modello di intimo, però. Aspettiamo qualche gol per vederlo esultare. Ed esultare a nostra volta.
NEYMAR: Più lo guardo, più penso che abbia un rapporto difficile con il sapone. Per me qui si oltrepassa la zarroganza truce e si arriva nella tamarragine lercia.  Per non parlare del fatto che ho un serissimo problema di accettazione con le sue acconciature. Però pare che piaccia e piaccia molto, saranno gli occhi blu e la faccia guascona da spacciatore di Scampia, non so.
CRISTIANO RONALDO: Io lo so che se siete arrivati a questo punto è solo ed esclusivamente perché aspettavate lui. E invece devo darvi un dolore: a me Ronaldo non piace. Non che non riconosca che abbia un fisico statuario o che il dentista Madre Natura gli abbia donato un sorriso intrigante. Ma quanto ci crede? Ma quanto si piace? Ma quante ore passerà davanti allo specchio, ad ammiccare gonfiando i muscoli? No, no, no, not my cup of tea. Approfitto dell’occasione per esplicitare due grossi quesiti riguardanti Ronaldo, che mi pongo ogni volta che lo vedo: solo io mi rendo conto che il suo collo è strano? L’attaccatura del mento, in particolare ha qualcosa di poco armonico. Ma soprattutto, che pelle orribile ha? Lo vogliamo far smettere con queste lampade, che il viso sembra venirgli via a pezzi ogni volta che sorride?
Ecco, odiatemi pure adesso.

  • GLI ASSENTI INGIUSTIFICATI
  1. PABLO DANIEL OSVALDO: Prandelli ma sei serio? Ma scherziamo? Ma è inammissibile averlo lasciato a casa, INAMMISSIBILE. Non riesco proprio ad accettarlo. Ma lo vedi, Prandelli? Ma dove lo trovi un giocatore più rock ‘n’ roll di Osvaldo, Prandelli? Lui segna un gol a culo, ogni trentasei occasioni, ma De Courbetin non te l’ha detto che ciò che conta è partecipare, Prandelli?
  2. ANDY CARROLL: Ma che fine hai fatto, Andy? Perché non ti si vede più? Torna tra noi, Andy, noi ameremo tutti i tuoi 191 centimetri e i tuoi occhi azzurri, nonostante quella coda di cavallo aberrante.
  3. FERNANDO LLORENTE: Io non volevo crederci, quando ho visto la lista dei convocati spagnoli, che lui non ci fosse. Del Bosque io quei tuoi baffetti li strappo e ci faccio uno scopettino del cesso! Lui è Campione d’Italia, ma come osi, Del Bosque?! Come osi privarci degli occhi più belli della Serie A!

  • IL PREFERITO
E che devo farci, ci ho il debbbole. Non è colpa mia, è colpa della barba, dei tatuaggi, degli occhi blublublu, del sorriso sghembo e un po’ timido, della zeppola quando pronuncia la “s”, del fisico scolpito, ma non troppo, ché a me quelli troppo pompati non piacciono. Insomma io a lui perdono anche il Teletubbie sul braccio, ecco.

  • IL MIGLIORE DI SEMPRE
Pensare di scrivere un post sui calciatori bonazzi senza includere Beckham, è come guardare i film di Harry Potter senza aver letto i libri. Semmplicemente inaccettabile. E quindi eccoci qua, a fare i conti col calciatore più bello che la storia del calcio abbia mai visto e che probabilmente vedrà in futuro. Professionista modello, marito modello, padre modello, modello modello. L’hanno fatto anche Sir, quindi ora è anche nobile. Che dire, David, ci manchi molto.
Dunque, sono certa di essermi persa molti pezzi per strada, ma direi che, per ora, KellaLand è tutto.
Però questa volta proprio non potete esimervi dal farmi sapere se siete o non siete d’accordo. Ma soprattutto, muoio dalla voglia di sapere quale sia  il vostro Mr. Mondiale 2014. Che sia dato il calcio d’inizio. 

Quello che le donne non dicono, Tette edition.

Se è vero che tira più un pelo di figa che un carro di buoi, è altrettanto vero che ciò che è sempre al centro delle attenzioni, dei discorsi e degli sguardi, più che essere quello che le femminucce hanno tra le gambe, sono le sorelle del piano di sopra. Le tette, insomma.
Croce (delle donne) e delizia (dei maschietti).
C’è un motivo darwiniano piuttosto spicciolo che spiega la passione, talvolta l’ossessione, per quelle che, in ultima analisi, sono due palle di grasso.
Vado a illustrare. Fate partire l’Aria sulla Quarta Corda di Bach, s’il vous plaît.
In un tempo lontano lontano, noi si andava tutti in giro a quattro zampe e siccome i romanzi Harmony e il porno female friendly non esistevano ancora, le acrobazie sessuali si riducevano in buona sostanza a quello che possiamo definire “Khal Drogo style” (e se non sapete di cosa sto parlando, vuol dire che vi manca uno dei capolavori televisivi degli ultimi anni, shame on you). 
La femmina antica e pelosetta, per far colpo sul maschio antico e pelosetto, puntava dunque tutto sul lato B, che era sempre lì per aria, a far bella mostra di sé. Facile, no?
Poi però si è diventati bipedi (probabilmente perché le femmine hanno capito che usare due scarpe alla volta sarebbe stato più economico e pertanto avrebbero potuto averne molte paia in più) e romantici e si è deciso che i piccoli umani venivano meglio se li si produceva face to face. Cambiando prospettiva, la femmina ha dovuto tirare fuori strategie innovative per accaparrarsi il maschio, che avendo scoperto il fuoco, era tutto preso dall’organizzare barbecue con gli amici.
E cosa distoglieva il maschio dall’arrosto di brontosauro? LE TETTE. Perché? Perché gli ricordavano il culo, morbidose e tondeggianti e poi producono il latte e quindi più son grosse, più figli possono sfamare e bla bla bla.
Dite a Bach che può smetterla, grazie.

Castigate, fasciate e nascoste oppure ostentate e messe in bella vista, hanno attraversato i secoli, stuzzicato immaginari, definito iconografie, conservando immutata la loro forza di attrazione, in barba a tutte le sovrastrutture culturali e le convenzioni sociali. Ché se è vero che in epoca vittoriana (uno dei periodi più bigotti che la storia umana ricordi) gli inglesi coprivano le gambe dei tavoli, per non generare pensieri sconvenienti e peccaminosi nelle menti più deboli, è anche vero che, con la scusa di ninfe e personaggi mitologici e scene campestri, i Preraffaeliti, in quegli stessi anni, di tette ne hanno comunque dipinte un bel po’. 
E nemmeno è un caso che le femministe Sessantottine se la prendessero con i reggiseni. Non con i collant, non con le mutande, badate bene, ma proprio con i reggiseni.

Oggi per le tette sembra valere un po’ la regola dei televisori: non sono mai grandi abbastanza. Son passati gli anni in cui rifarsele era un tabù e il wonderbra una rivoluzione.
Gli uomini si son dimenticati che le gemelle del destino che ogni donna possiede sono un sagace  trucco dell’evoluzione, per assicurarsi la propagazione della specie. Una generazione di tettofili. 
Beh, cari penemuniti, è ora che voi sappiate la verità: le tette sono una enorme, gigantesca, stratosferica rottura di coglioni. E vige la legge della diretta proporzionalità tra la misura della tetta e la rottura di coglioni che essa provoca.
Le tette pesano. Vi vorrei vedere, penemuniti dei miei stivali, portare in giro queste due appendici che vi sbilanciano e vi fanno piegare in avanti e venire il mal di schiena. Avete capito bene: le tette fanno venire il mal di schiena. E no, non vale dire che anche voi vi portate in giro delle appendici che vi sbilanciano, perché (per quante illusioni potete farvi e farci) le vostre sono robine pratiche da riporre e soprattutto vi danno l’enorme vantaggio di pisciare in piedi. E ciò elimina ogni ulteriore lamentela. 
Le tette, soprattutto se molto grandi o molto piccole, rendono problematico trovare capi d’abbigliamento che donino. Voi non sapete, cari penemuniti, della sofferenza che provoca trovare l’abito bustier perfetto, che ti fa il vitino da vespa e fascia i fianchi a dovere, e non poterlo comprare perché le coppe dimmerda sono irrimediabilmente vuote. E la delusione davanti a quella giacca di pelle in stile aviatore, troppo carina, che veste precisa precisa di spalle, ma non si chiude. NON SI CHIUDE.

Ma la vera barbarie è la tortura medievale a cui ogni donna è costretta a sottoporsi ogni giorno, indossando il reggiseno.
Io lo so, amici penemuniti, che voi pensate di essere le povere vittime di questo oggetto demoniaco, barriera invalicabile tra voi e i vostri oggetti del desiderio. Io lo so che vi dannate l’anima perché come cazzo si apre questo affare maledetto? Come? 
Io lo so che tra di voi c’è chi fa le prove e chi ha perfezionato in anni di onorata carriera da playboy la tecnica dell’apertura con una mano sola. Quanta abilità! Quanta concentrazione vi si richiede!
Io provo per voi tenerezza, penemuniti, quando pensate che l’unico problema che un reggiseno ponga sia come fare a toglierlo e quando occhieggiate le ragazze in fila alla cassa nei negozi di intimo, per vedere chi ha comprato quello sexy, in pizzo trasparente con laccetti di pelle e inserti leopardati.
Io provo tenerezza perché voi ignorate il dramma che si cela dietro all’acquisto di un reggiseno, per chi non ha le tette o, peggio ancora, per chi ne ha un bel po’.
Molto è stato fatto per le povere anime come me, che le tette, più che sorreggerle, devono fabbricarsele. Balconcini, imbottiture, pesciolini in silicone, push-up che te le fanno arrivare sotto il mento e ne triplicano il volume.

Ho alcuni esemplari nel cassetto della biancheria che mi rifiuto di mettere, perché temo possano arrestarmi per truffa aggravata, se me li trovassero indosso. 
E il bello è che voi, cari i miei penemuniti, osate criticare chi li indossa. Ma avete idea del fastidio provocato da dodici ore di reggiseno con ferretto? No, non ce l’avete. Eppure vi lamentate perché bariamo, perché siete carichi di aspettative e noi le disattendiamo con l’inganno. Ecco, magari se la piantaste con le vostre aspettative sarebbe un bene per tutti. Se vi piacciono le gigatette, accettate che il resto del corpo possa essere altrettanto sinuoso. 
Belen porta la 38 e ha le tette rifatte, la Satta porta la 40 e ha le tette rifatte, Megan Fox porta le 38 e ha le tette rifatte. Non ho nulla contro le tette rifatte, tutt’altro, ma teniamo presente che sono artificiali quanto e più di un push-up. In natura le coppe D con la 38 sono veramente, ma veramente rare e servono a ricordarci che probabilmente un dio c’è (ciao Emily Ratajkowski, parlo di te, o Divina). 
La mia solidarietà, però, va tutta a quelle donne che vivono il dramma opposto: dover affrontare l’acquisto di un reggiseno per delle tette abbondanti. 
Amiche, io non posso dire di capirvi, ma avete tutta la mia comprensione. La difficoltà di trovare della biancheria aggraziata, carina e CHE SOSTENGA è indescrivibile. E se son carini, hanno le spalline che cedono o tirano in avanti. E se sostengono sono orridi modelli, con menopausa e calo della libido omaggio.
Le grandi catene si occupano poco o nulla di questi problemi, impegnate come sono a tirare fuori l’ennesimo balconcino in pizzo stretch per avere sette, nove, quindici taglie in più. Io dico, aziende di intimo, smettetela di produrre reggiseni taglia seconda coppa B nelle quarantanove sfumature dell’ottanio e producete dei reggiseni comodi, per tette importanti che non siano neri né bianchi né color carne e con prezzi abbordabili. Io lo dico per voi, aziende di intimo, ci diventereste ricche, sapete? E se riusciste anche a coordinarci degli slip, potremmo costruire un monumento in vostro onore. A forma di reggiseno gigante, ça va sans dire. 
E voi, penemuniti, siate comprensivi se il sotto e il sopra non sono sempre abbinati. Laddove “siate comprensivi” è un eufemismo per “rompete poco i coglioni, che già ce ne facciamo un problema da sole, non serve che rigiriate il coltello nella piaga”.

Potrei avviare una tiritera sul fatto che dobbiamo accettarci così come siamo, che quello che conta non è l’aspetto fisico, ma la personalità, che dobbiamo rendere i nostri difetti dei punti di forza, che il giudizio altrui non conta. 
Cazzate. Cazzate, cazzate, cazzate. 
Ancor più se il tema in questione sono le tette. Che ci piaccia o no, è scritto nel nostro dna che hanno una loro importanza nell’idea che i penemuniti hanno di noi. 
Non c’è da farsene un cruccio, ma rivendico il diritto di spazzare via un po’ dell’aspetto “patinato” che le tette hanno assunto nel corso dei decenni. 
Qualcuno doveva pur farlo, anche se è un argomento scomodo. Scomodo quasi quanto un reggiseno col ferretto.