Memories

Di Coso mi mancano le orecchie. Tonde e lisce. Destinate a diventare rosse rosse al primo imbarazzo.

Di Coso mi mancano le rughe sulla fronte e intorno agli occhi, che diventavano più profonde quando era stanco o appena sveglio.

Di Coso mi manca l’attenzione nel prepararmi la tavola, col tovagliolo piegato e le posate allineate, salvo poi mangiare dalla padella la pasta gocciolante di formaggio fuso.

Di Coso mi mancano i piedi. Magri e sottili, col tallone indurito dalle scarpe scomode.

Di Coso mi manca sentire il braccio che mi ferma per proteggermi da un semaforo rosso che non ho visto, perché sono sempre troppo distratta.

Di Coso mi mancano le mani bellissime, le unghie un po’ mangiate perché tagliarle è troppa fatica; la pelle un po’ inspessita alla giuntura; il modo di muoversi mentre sistemano il tabacco nella cartina.

Di Coso mi manca la voce sottile a prima mattina, quando le corde vocali dormono ancora ed il piumone è caldo e la sveglia viene spenta e ancora cinque minuti.

Di Coso mi mancano i nei sporgenti e la pelle liscia dei fianchi.

Di Coso mi manca lo sguardo da spaccone quando si sente insicuro o teme di avere torto.

Di Coso mi mancano certe parole che non riesco più ad usare.

Di Coso mi mancano le cicatrici sul collo, dove si erano infilati i pezzetti di vetro e ora si incastrano i peli della barba.

Di Coso mi manca il fatto che si appoggiasse sempre completamente su di me, senza aver paura che potesse essere un peso. 

11 Giugno

Tutto sta a capire che le canzoni non sono soluzioni, ma descrizioni.
Ed alcune parlando di cose successe veramente, a persone in carne, ossa e cuore.
Qui ci sono io e quello che non è stato. Ed è fatto di carne, ossa e cuore anche quello, a giudicare dal male che fa.

En e Xanax non si conoscevano prima di un comune attacco di panico e subito
filarono all’unisono.
Lei la figlia di una americana trapiantata a Roma
e lui un figlio di puttana
ormai disoccupata.

En e Xanax si tranquillizavano
con le loro lingue al gusto di
medicina amara e chiodi di garofano.
Lei per strada e lui rubava i libri della biblioteca e poi glieli leggeva seduto sopra un cofano.

Se non ti spaventerai con le mie paure, un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle.
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore e su di me puoi contare per una rivoluzione.
Tu hai l’anima che vorrei avere.

En e Xanax quando litigavano avrebbero potuto fermare anche il traffico di New York, uccidersi al telefono.
Lei si calmava, lui la ritrovava nuda sulla sedia e poi sovrapponevano il battito cardiaco.

Se non ti spaventerai con le mie paure, un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle.
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore e su di me puoi contare per una rivoluzione.
Tu hai l’anima che io vorrei avere.

En e Xanax si anestetizzavano con le loro lingue al gusto di menta e marijuana e poi si addormentavano.

E poi si addormentavano,
e poi si addormentavano,
e poi si addormentavano.

Io invece non dormo più.

10 Giugno

Continuano a dirmi che ci vuole tempo.
Continuano a dirmi che non è colpa mia.
Continuano a dirmi che forse è meglio così.

Ho due modalità ultimamente. O sono a lavoro o piango.
Piango in stazione mentre aspetto il treno, sotto la doccia, non appena chiudo la porta di camera mia.
Piango durante il weekend, quando non ho la forza nemmeno di alzarmi dal letto.
Piango la notte, perché ormai non dormo più. Mi sveglio di soprassalto alla fine di lunghi incubi. E la sveglia è sempre alle sei e un quarto.

Ho dei pensieri orribili e assurdi che non riesco a smettere di pensare. Mi vergogno quasi a farli. Non sono in grado di riferirli a voce alta, figuriamoci di metterli nero su bianco.

Col presente riesco a cavarmela.
Sono il passato ed il futuro il problema.

Non contare niente.
Non essere nessuno.
Non avere speranze.
Non avere un posto.
Non credere.
Non passa.
Non lasciarmi.
Non ne posso più.