Delicate

Mi piace l’intimità.
Mi piace trovarti sulla punta delle mie dita.
Mi piace conoscere le pieghe, le rughe, i nei, i segni.
Mi piace stare in una stanza e sapersi muovere uno intorno all’altra.
Mi piace quando non c’è imbarazzo. Che, se cado, mi aiuti a rialzarmi, però prima ridiamo.
Mi piace incastrarsi.
Mi piace fare finta di credere alle bugie che mi dici. E mi piace che fai finta di credere alle bugie che ti dico, ma solo perché so che stiamo mentendo in due.
Mi piacciono i gesti fatti senza chiedere. Perché non chiedi alla tua mano o alla tua gamba o alla tua bocca se vada bene che faccia questo o quello. Glielo fai fare e basta.
Mi piacciono le cose quando diventano automatiche.
Mi piace lasciare il controllo e stare sicura che non si andrà a sbattere.
Mi piacciono le dita intrecciate, la testa appoggiata sulla spalla, le mani sulla pancia e i baci sulla schiena.
Mi piace il silenzio e la noia del divano.
Mi piace se mi assecondi sulle stronzate e se non fai domande e se prendi decisioni.
Mi piace non dover pensare di non doverti pensare.

About Me

Kella isterica. Kella nevrotica.
Kella schizofrenica. Kella senza dignità.
Kella fallita.
Kella gelosa. Kella sola.
Kella sincera. Kella che non sa dire bugie.
Kella controllata.
Kella insicura.
Kella silenziosa. Kella che parla a sproposito.
Kella chiusa. Kella spaventata.
Kella incapace di esprimersi. Kella distruttiva.
Kella immobile.
Kella zitta.
Kella che osserva. Kella che soffre.
Kella nauseata. Kella triste.
Kella paziente. Kella stanca. Kella che perdona.
Kella orgogliosa. Kella che tiene duro.
Kella altruista. Kella empatica.
Kella lontana, troppo lontana.
Kella egoista. Kella impaurita. Kella forte. Kella che va a pezzi.
Kella che aspetta. Kella impaziente.
Kella pazza.
Kella persa.
Kella incapace. Kella che non sa urlare.

Mi hanno insegnato a essere forte, a dire sempre che sto bene, anche se non è vero.
Mi hanno insegnato a mettere sempre prima gli altri, soprattutto quelli a cui vuoi bene. Mi hanno insegnato a sacrificarmi e a non farlo pesare troppo.
Mi hanno insegnato a gestire le assenze e che bisogna stare in piedi da soli.
Mi hanno insegnato a non dire bugie, a esprimermi chiaramente, senza filtri.
Mi hanno insegnato a affrontare le crisi e i problemi.

Poi mi hanno detto che è tutto sbagliato.
Che dire di stare bene non ti fa guadagnare stima e rispetto. Ti rende solo vittima dell’indifferenza. Si dà per scontato che io stia bene. Si perde il diritto di soffrire e di sentirsi di merda.
Che bisogna mettere sempre prima sé stessi. Essere egoisti, fregarsene. Ottenere ciò che ci fa stare bene e fottersene dei danni collaterali. Gli altri non si comportano con te come tu ti comporti con loro. È una cazzata che alle persone per bene succedono cose belle.
Che le assenze non si gestiscono. Diventano ogni giorno più ingombranti e finiscono per buttarti per terra. E, se sei solo, non c’è nemmeno qualcuno che ti darà una mano a rialzarti.
Che la realtà va manipolata, la chiarezza è un errore. Quel che dici verrà usato contro di te. E allora è meglio se stai zitta.
Che saper affrontare i problemi ti rende un ottimo cuscinetto, un materasso morbido su cui atterrare. L’appiglio a cui aggrapparsi. Ma quando passa il problema, tu vai via con lui. Sei superfluo.

E io non lo so se non mi è stato insegnato o se semplicemente non lo so fare perché non ne sono in grado, ma io la gioia, le cose allegre, le situazioni belle non le so gestire.
Rovino sempre tutto, io.

Kella isterica. Kella nevrotica.
Kella schizofrenica. Kella senza dignità.
Kella fallita.