Autore: Kellakiara
Like a Bullet In The Back
La mia vita è sostanzialmente una perenne ricerca di ordine.
Cerco i posti delle cose, delle persone. Sono convinta che in questo modo prima o poi riuscirò a trovare lo spazio per me.
Quello che segue ai miei periodi di apatia, quelli in cui mi trascino dal letto al divano in uno stato di sonnolenza perenne, di solito sono momenti di frenesia, di nevrosi. Momenti in cui non mi piace nulla così com’è e vorrei poter smontare tutto e ricominciare da capo. Allora riordino l’armadio, faccio pulizia nei cassetti, butto cose, ne riorganizzo altre.
Ultimamente ho sempre meno voglia di avere roba intorno. Sono sempre stata una che si affeziona agli oggetti e conserva tutto. Ultimamente mi dà fastidio qualunque cosa non rispecchi perfettamente la me di adesso.
Stanno venendo al pettine tanti nodi irrisolti. E io cerco di scioglierli finché posso, finché mi va. Ma se non trovo un modo di rimettere ordine nel caos, sono pronta a buttare tutto via.
Una volta mi hanno detto “inizia a prendere la tua vita in mano, inizia a pensare a te, a quello che vuoi. non avere paura di restare sola. Se tu sei sicura di quello che fai, gli altri ti verranno dietro.”
In effetti sembra funzionare.
I rapporti che non riesco più a reinventare sono quelli con chi non sa capire il mio cambiamento.
Chi non sta capendo è chi non ha visto quanto dolore ci fosse nel mio caos. E allora va bene così.
Va bene anche se sto lasciando un sacco di cose per strada.
You can’t carry them with you, if you want to survive.
D’altra parte non si può continuare ad aggiungere pesi ai pesi. Bisogna liberarsi di qualcosa, per potersi caricare di qualcos’altro. Non posso sempre rimanere schiacciata dal peso delle situazioni, delle relazioni, delle opinioni.
Rimarrò senza amici, già lo so. Anzi, in effetti ci sono già rimasta. Però hey, guardatemi, sto in piedi da sola. E non sono nemmeno più curva come prima. E non cammino più trascinandomi contro i muri. Sono un po’ stanca dei compromessi, di farmi andar bene cose che non vanno bene. Sono un po’ stanca della supponenza, di quelli sempre impegnati, sempre risolti, che hanno capito tutto e ti guardano male perché sei rimasto indietro.
Ci arrivo anche io dove siete voi. Ci arrivo senza giudicare scelte e modi di vivere altrui. Ci arrivo avendo altri interessi, senza essere limitata. Ci arrivo avendo letto, avendo visto, essendo stata chiusa in casa e avendo trovato delle buone ragioni per uscire fuori.
Ci arrivo col mio amore per il trash e la frivolezza e con l’essere inguaribilmente bambina, sotto certi punti di vista.
Io l’adulta la so fare. La faccio da quando avevo undici anni. E se pensate che adesso sia tardi per essere leggera, chi non c’ha capito un cazzo non sono io.
Io ricomincio e ricomincio a modo mio. Con le persone che voglio, che mi assomigliano, ma nemmeno troppo, con quelle che hanno qualcosa da dire e con quelle che mi sanno insegnare, senza supponenza. Con quelli che riconoscono un successo, anche quando non corrisponde alla loro idea di successo.
Ricomincio con nuovi obiettivi e la voglia di raggiungerli. Ricomincio a fare programmi che riguardano la mia vita e non quella degli altri. Ricomincio con la leggerezza di chi ignora, non perché teme di essere schiacciato dal giudizio, ma perché si sta liberando dal peso de giudizio stesso.
Finally, dogs days are over.
The Rise of the White Tulip
Io mi lamento spesso che dalle mie parti non ci sia mai nulla di interessante, che l’ambiente sia piatto, un po’ provinciale, che non ci sia nessuno che pensi out of the box, nessuno per cui l’arte, la fotografia, lo storytelling, la moda siano cose “serie”.
Io non ho una persona con cui fare speculazioni sulla collaborazione tra Wang ed H&M o con cui parlare del fatto che il nuovo calendario Pirelli sia stato affidato a Steven Meisel, per capirci. Non so se conosco qualcuno che sappia chi siano Alexander Wang e Steven Meisel, in effetti.
Però poi capita che ti arrivi un messaggio con un invito.
“Domenica presentiamo la nuova collezione, mi farebbe piacere se venissi.”
E allora capisci che magari, stai solo guardando dalla parte sbagliata, che le cose interessanti, le persone interessanti ci sono. Ci sono e si fanno un gran culo per costruire qualcosa di bello e provare a rompere la monotonia, il piattume, il conformismo della vita di provincia.
Mirumi Handmade è un laboratorio di moda indipendente, fondato da Giulia e Silvia Valerio, che ne curano rispettivamente la parte creativa e quella amministrativa sin dal 2012. A loro, che hanno avviato l’attività dopo anni di studio ed esperienza all’estero, da circa un anno si è aggiunta Federica Centore, alias Adelaide Alligalli.
La collezione, a cui è stato dato il nome di “The Rise of the White Tulip“, è stata interamente realizzata a mano da Giulia in seta e cotone, con dettagli in viscosa e lycra. Vestiti lunghi, morbidi, che si adattano ad ogni corporatura e ogni taglia; linee pulite con rifiniture in jersey; poche fantasie, di ispirazione Nineties, e molti colori pieni.
Uno spirito decadente, che prende spunto dalla Belle Epoque e la mescola al grunge e ad un tocco un po’ kawaii, che per Giulia e Federica è una passione, prima ancora di essere un marchio di fabbrica.
“L’intera collezione -scrive Giulia- è stata cucita solo con filo nero, come per mantenere il tratto di matita che ha reso un bozzetto un abito”.
Gli accessori sono curati da Adelaide Alligalli e completamente realizzati con materiali di recupero, nella convinzione la bellezza degli oggetti si accumuli nel tempo. Aware Nekutai, che è il nome della collezione, vuol dire proprio questo. Sono accessori per capelli e cinture che, pur se chiaramente ispirati agli Anni ’20, assumono a tratti un aspetto quasi futuristico.
Meraviglioso lo styling, con piccole perle nere e bianche, che evidenziano linee e sottolineano dettagli, degli abiti e dei corpi e decorazioni floreali applicate tra i capelli o sulle scarpe.
Una ninfa eterea, quella disegnata da Giulia e Federica, un po’ malinconica, un po’ incazzata, che cammina leggera leggera nei boschi con i suoi anfibi pesanti, sulle note dei Nirvana.
Al di là dei vestiti, degli accessori, dell’evento, quello che ho amato è stato il coraggio.
Ci vogliono le palle quadre a decidere di realizzare i propri sogni, Ce ne vogliono di più per fare in modo di realizzarli nella provincia di un Centro Italia che è già Sud. Quella provincia in cui, se ti va bene, ti guardano con condiscendenza, altrimenti ti additano come “strana”, se solo non sei perfettamente conforme, se ti ribelli, se hai un’idea migliore. Perché, al di là del solito buonismo, certe idee non sono solo diverse dalle solite. Sono proprio migliori.
Allora guardi Federica, bellissima sui tacchi neri e Giulia, timida dietro i suoi occhiali, cercare di spiegare a gente che non sempre capisce quanto lavoro ci sia, quanta fatica, dietro alla realizzazione di una bella idea e non puoi fare a meno di pensare che ne valga la pena.
Le cose belle sono faticose. Da realizzare e da apprezzare. Ma danno un’emozione impagabile.
Ringrazio Giulia e Federica per avermi invitato. Per avermi reso partecipe di un momento di bellezza che altrimenti mi sarebbe sfuggito. Per non avermi guardato come una pazza mitomane quando ho detto loro, timidamente “Io ho un piccolo blog, non servirà a molto, ma sarei felice di parlare di voi”.
Spero di aver reso degnamente lo spirito di Mirumi Handmade.
Se le cercaste, le due matte le trovate A QUESTO LINK.
A quanto pare sono già a lavoro su un nuovo progetto.













