Frustrazione

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Chiudo gli occhi.

Ci sono i 500 fottutissimi euro che mi servirebbero per far diventare realtà il progetto del KellaPlanner.
L’ho ridisegnato e secondo me è bellissimo. Ho trovato il sistema per fare le copertine di un colore a scelta. Potenzialmente, avessi un pc decente, potrei addirittura creare design personalizzati. Ci sono le spirali metalliche, argentate o dorate. C’è la possibilità di creare inserti aggiuntivi, per rispondere a particolari esigenze.
Ci sarebbe addirittura possibilità di creare stickers su misura.
Ci sono persone a cui questa idea piace e che decidono di comprare quello che io ho prodotto.
C’è il blog, che riceve tante visite. Che è stato finalmente sistemato ed è diventato più interattivo, più figo. Ci sono sempre io che straparlo di minchiate, ma ci sono anche cose nuove. Tipo foto belle di me e di quello che vedo e vivo. Tipo video in cui mostro come decorare il KellaPlanner o faccio piccoli lavoretti.
C’è qualcuno a cui piacciono i miei sproloqui.
Ci sono io che organizzo tavole rotonde su temi che sono il sottofondo delle vite di un sacco di persone. Il cibo, il corpo, la depressione, l’ansia, l’amore. E ci sono persone che sono felici di partecipare e dicono la loro.
Ci sono persone che si sono rotte il cazzo della socialmediablogosfera  così come è. Che vogliono la qualità. Che studiano o lavorano e gli rode il culo se chi è tanto fortunato da vivere parlando di vestiti o scarpe o trucchi lo fa con mediocrità. Che si sono rotte il cazzo dell’autopromozione e dell’imposizione di modelli e regole. Che sono stanche di aspettare l’imprimatur per stabilire cosa farsi piacere e cosa no. Che vogliono consigli tarati sulle proprie esigenze e vogliono poter dire che qualcosa fa schifo, anche se la it-girl del momento afferma il contrario.
Ci sono persone che trovano che le mie idee non siano poi tanto stupide, anzi. C’è qualcuno che crede in me ed è disposto a supportarmi oppure semplicemente a darmi un’occasione. 

Apro gli occhi.

Il peso e le parole. Il peso delle parole.

Intendevo scrivere questo post già da molto tempo. Poi ieri l’ennesima influencer, la nota tuttologa Selvaggia Lucarelli, ha aperto la bocca a casaccio, scatenando sulla socialmediablogosfera il solito putiferio di commenti superficiali e pressappochisti. E allora mi sono detta che è il momento giusto per cercare di mettere un po’ in ordine le idee. Vi avviso, sarà un post lungo, perché l’argomento è complesso e va trattato con la dovuta cautela.

Attualmente, a livello mondiale, gli esperti di settore fanno riferimento a un librone che si chiama DSM V, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

Il DSM dedica un’intera sezione ai disturbi relativi all’alimentazione, individuando per ciascuno di essi le linee guida per la diagnosi dei disturbi stessi. Possiamo riassumere i criteri diagnostici in questo modo:

1) Anoressia Nervosa (AN)

Per fare diagnosi di Anoressia Nervosa (AN), il DSM V richiede che siano presenti tutti e 4 i seguenti criteri diagnostici:
A. Rifiuto di mantenere il peso corporeo ai di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura (perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto).
B. Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.
C. Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravita della attuale condizione di sottopeso.

Sottotipo:
– Con Restrizioni: nell’episodio attuale di Anoressia Nervosa (AN) il soggetto non ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, di diuretici o di enteroclismi).
– Con Abbuffate/Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale di Anoressia Nervosa (AN) il soggetto ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, di diuretici o di enteroclismi).

2) Bulimia Nervosa (BN)

Per fare diagnosi di Bulimia Nervosa (BN), il DSM IV TR richiede che siano presenti tutti e 5 i seguenti criteri diagnostici:
A. Ricorrenti abbuffate. Un’abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti elementi:
1) mangiare in un definito periodo di tempo (ad es, un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbero nello stesso tempo ed in circostanze simili;
2) sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad es., sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
B. Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativì, di diuretici, di enteroclismi o di altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
C. Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi.
D. I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.
E. L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di Anoressia Nervosa (AN).

Sottotipo:
– Con Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale di Bulimia Nervosa (BN) il soggetto ha presentato regolarmente vomito autoindotto o uso inappropriato dì lassativi, di diuretici o di enteroclismi.
– Senza Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale il soggetto ha utilizzato regolarmente altri comportamenti compensatori inappropriati, quali il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo, ma non si dedica regolarmente al vomito auto-indotto o all’uso inappropriato di lassativi, di diuretici o di enteroclismi.

3) Disturbo dell’Alimentazione Non Altrimenti Specificato (DANAS)

Questa categoria riguarda, come già detto, quei disturbi dell’alimentazione che non soddisfano i criteri di nessuno specifico Disturbo dell’Alimentazione. Gli esempi includono:
1) Per il sesso femminile, tutti i criteri dell’Anoressia Nervosa (AN) in presenza di un ciclo mestruale regolare.
2) Tutti i criteri dell’Anoressia Nervosa (AN) sono soddisfatti e, malgrado la significativa perdita di peso, il peso attuale risulta nei limiti della norma.
3) Tutti i criteri della Bulimia Nervosa (BN) risultano soddisfatti tranne il fatto che le abbuffate e le condotte compensatorie hanno una frequenza inferiore a 2 episodi per settimana per 3 mesi.
4) Un soggetto di peso normale che si dedica regolarmente ad inappropriate condotte compensatorie dopo aver ingerito piccole quantità di cibo (es. induzione del vomito dopo aver mangiato due biscotti).
5) Il soggetto ripetutamente mastica e sputa, senza deglutirle, grandi quantità di cibo.
6) Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI): ricorrenti episodi di abbuffate in assenza delle regolari condotte compensatorie inappropriate tipiche della Bulimia Nervosa (BN).

Chiara Ferragni e Chiara Biasi o qualche altra fashion blogger soffrono di uno di questi disturbi?

Dal punto di vista psicologico io non sono assolutamente in grado di fare una diagnosi e credo che nemmeno Selvaggia Lucarelli, nonostante la sua millantata onniscienza, sia in grado di farla. C’è stato un mutamento fisico per entrambe negli ultimi mesi? Assolutamente sì. Da quanto ci è dato di vedere, il loro Indice di Massa Corporea è nella media? A meno che non si abbiano gli occhi foderati di prosciutto (sgrassato, per carità) direi proprio di no. E se non vi ricordate che cosa sia l’Indice di Massa Corporea, ve ne ho parlato QUI.

Il democraticissimo popolo del web è insorto davanti alle affermazioni della Lucarelli, con una serie di argomentazioni dal banale al grottesco, nella maggior parte dei casi del tutto prive di qualsiasi nozione di medicina, nutrizione o semplice buon senso.

Eh ma le grasse le kiamate CURVY e dite ke sono belle e si devono accettare x kome sono. Se sei magra invece dikono ke sei malata!!!11!

Ed eccoci a quello che secondo me è un punto fondamentale: è questa associazione tra peso e bellezza ad avervi fottuto il cervello. Esistono belle donne magre e belle donne grasse, così come esistono donne non belle magre e donne non belle grasse. E le donne non belle, magre o grasse che siano, possono comunque piacere a qualcuno ed essere amate da qualcuno e scopare con qualcuno.

Il peso non va di pari passo con la bellezza, ma con la salute. Un eccesso di magrezza o di sovrappeso non è bello o brutto, ma poco salutare e, in taluni casi, patologico. Al netto di costituzione, ossatura, metabolismo e quant’altro, la magrezza, superata una certa soglia è patologica quanto il sovrappeso. Non è sana. Rassegnatevi.

Qual è la differenza tra sovrappeso patologico e magrezza patologica? Perché ci sono campagne “pro-curvy”? Perché socialmente il grasso è stato negli anni stigmatizzato, individuato come male supremo, come polo negativo. Grasso è brutto, è ributtante, è sintomo di incuria, di mancanza di rispetto verso se stessi. La magrezza, al contrario, è sempre stata il polo positivo di questa assurda equivalenza. Magro è bello e buono e vincente. Questo messaggio è diventato talmente pervasivo che è stato necessario creare un “contro-modello”, quello della donna curvy, che rimettesse le cose in equilibrio. È stato necessario che dall’esterno ci ricordassero che non siamo tutte taglie 38 e che va bene così. Che anche sopra la 44 si può essere belle. E, ribadisco perché sia chiaro, si può essere bellissime anche sopra la 56, ma in quel caso non si è in salute.

Ma perké attakkare la Ferragny! Tutte le modelle sono secche anoressiche!!11!

Il fatto che ci siano altre donne patologicamente magre, alla vista addirittura più magre di Biasi e Ferragni, non toglie che Biasi e Ferragni siano molto, molto, troppo magre.

Sapete perché la magrezza delle Chiarette nazionali genera più dibattito di quella delle modelle da passerella? Perché, per loro stessa natura, le fashion blogger nascono come “ragazze normali”, non come professioniste della moda e della bellezza. Sono le nostre sorelle, amiche, figlie, vicine di casa. Ed è questo a renderle particolarmente “pericolose”, ma anche particolarmente appealing per i brand. Il “follower tipo” della fashion blogger/influencer è la femmina tra i 14 e i 25 anni. Si tratta di ragazze che stanno costruendo la propria identità e questo le rende particolarmente suscettibili (chi più chi meno) alle influenze esterne. Le stesse Biasi e Ferragni e compagnia sono dei brand e, in quanto tali, il loro obiettivo è quello di far aderire ai propri valori il maggior numero di persone-target possibile.

È legittimo liquidare la magrezza di una ragazza con un “datele un panino”?

Nemmeno per idea. È maleducato, offensivo, semplicistico, populista e sposta la discussione su un piano totalmente inadeguato. Esattamente come dire a una persona patologicamente obesa “smettila di mangiare”. Chi (Lucarelli compresa) se ne esce con frasi del genere dovrebbe essere gentilmente invitato a recarsi a fanculo.

Se Peppinella da Boscotrecase risulta essere in salute, si vede bene, vive bene pur essendo sottopeso, chiunque andasse da lei a dirle “devi magnà perché sei secca” dovrà aspettarsi un legittimo “fatti i cazzi tuoi” in risposta.

Se poi di Peppinella da Boscotrecase, sottopeso, ignoriamo SE sia in salute o abbia qualche disturbo clinico, SE si veda bene e SE viva bene, a maggior ragione dovremo farci una sostanziosa forchettata di cazzi nostri (tanto sono low-carb, non vi preoccupate), perché le informazioni che abbiamo per esprimere un giudizio sulla sua condizione e sul suo aspetto sono assolutamente insufficienti. Il giudizio senza conoscenza è il segnale primario della stupidità.

È legittimo avere dei dubbi circa la proposta di Ferragni e Biasi come modelli fisici di riferimento?

Io credo che sia più che legittimo. Le fashion blogger sono a tutti gli effetti personaggi pubblici. Non stiamo parlando di Peppinella da Boscotrecase. Stiamo parlando di persone estensivamente ed intensivamente sottoposte ad esposizione mediatica. Ed in quanto tali (volenti o nolenti) hanno una responsabilità nei confronti di chi le segue. Credo sia loro dovere veicolare messaggi positivi. E l’eccesso di magrezza, che vi piaccia o no, positivo non è.

Che l’insulto, l’offesa o il lucarelliano “mangiati un panino” siano fuori luogo, maleducati e segno inequivocabile di ottusità lo ribadisco nuovamente, giusto per amor di chiarezza. Ma, talvolta, fuori luogo è anche l’ironia eccessiva sull’argomento alimentazione e magrezza, la sorridente istigazione al senso di colpa nei confronti di uno strappo alla regola alimentare. È, in sostanza, fuori luogo qualsiasi forma di semplificazione rispetto ad un argomento complesso e di enorme pervasività e risonanza. Soprattutto se chi lancia il messaggio sa di rivolgersi ad un pubblico che spesso non ha le capacità di discernimento necessarie ad una ricezione corretta dello stesso. è una comunicazione colpevolmente distorta, quella che si limita ai 140 caratteri di un tweet o alla lapidaria sentenza in cinque righe di post su Facebook, quando si tratta di certi argomenti.

Il peso delle parole, quello sì che va tenuto sotto controllo.

Sonosoloinvidiosa

Alla fine è successo. Ed il merito è tutto di Snapchat, un’applicazione che io, ingenuamente, avevo snobbato, rifiutato, sarcasticamente liquidato con un “è roba da bimbominkia”. Scusami, Snapchat, io non avevo capito che tu saresti stato il mio più grande alleato, la mia inconfutabile prova, il mio rasoio di Ockham. Tu, mio caro Snapchat, sei stato quello che il DNA mitocondriale è stato per Bossetti: l’evidenza incontestabile che la mia teoria è sempre stata giusta.

Posso affermarlo senza timore di essere smentita adesso.

LE FASHION BLOGGER MI STANNO SUI COGLIONI.

Dio, che liberazione! Che leggerezza d’animo.

Ma farò di più e argomenterò questa mia affermazione, così per il gusto di essere definitivamente emarginata dalla socialmediablogosfera, esiliata su Plutone e colpita da riti voodoo.

In realtà dire che mi sanno sul cazzo le fashion blogger è fuorviante.

Ah Kella, stai già ritrattando? Stai già cercando di indorare la pillola?

Giammai, ma voglio essere precisa. Non mi stanno sul cazzo tutte le fashion blogger, perché non tutte le fashion blogger sono uguali. Ci sono le fashion blogger in senso proprio, quelle che si occupano di moda, tendenze, che fanno ricerche, analizzano fenomeni, parlano anche di musica, vita, film, caselibriautoviaggifoglidigiornale. Tra le italiane mi vengono in mente Giulia di Rock ‘n’ Fiocc , Claudia di Piccolo Spazio Vitale o le Marziane  (ma definire loro come fashion blogger è quantomeno riduttivo).

Quelle che irritano il mio sistema nervoso sono le adepte del metodo Ferragni. Quelle che trascorrono la loro esistenza a fotografarsi i vestiti, a photosciopparsi i brufoli, a instagrammare i pasti, a snapchattarsi nei cessi. Ecco, quelle lì, Ferragni compresa, mi provocano l’orticaria e le ragadi anali.

E poteva essere una falsa percezione, la mia. Poteva essere un pregiudizio, la voce della frustrazione del mio ego inappagato. Io me lo sono posto il problema, eh. Io e la mia atavica insicurezza e convinzione di essere un peso per la società intera ci siamo chieste se il mio odio non fosse altro una mal riposta forma di invidia, uno scazzo potente dovuto al fatto che a loro sì e a me no. E invece è arrivato Snapchat. Costoro campano della fama che i social media hanno loro attribuito ed il massimo concetto che riescono ad articolare si condensa nell’ermetica quanto universalmente valida frase “AI GAIS! DIS IS MAI AUCFIC OV DE DEI! SEI AAAAAIIII!”

Il resto sono bocche a culo di gallina, primi piani infiniti che nemmeno Sergio Leone, molestie a cagnolini innocenti. Perché la regola vuole che tu abbia un cagnolino, se sei una fashion blogger. Ma guai ad avere un cane che pesi più di 5 chili. Devono essere bestiole maneggevoli, da seviziare a piacimento, sottoponendoli ad estenuanti sciuting e dando loro comandi in lingue che non conoscono e con un tono di voce la cui frequenza è a un passo dall’ultrasuono. Ti prego, Mati tu che sei l’ambasciatrice dei quadrupedi schiavizzati, al prossimo sei ai beibi, ruttale in faccia alla Ferry, che magari si toglie il vizio di romperti i coglioni.

1[foto di Vita su Marte]

Ui ar goin tu de puuuulll cosa, che stai mettendo i piedi a mollo nella vasca delle tartarughe che hai sul balcone della tua casa di Tor Tre Teste?

Sei sulla fottuta spiaggia di Bali e il meglio che trovi da fare è inquadrare il tuo ragazzo che si aggiusta le palle nella retina del costume, prima della trecentesima immagine di te no filter, ma con sei chili di illuminante e tre paia di ciglia finte in riva al mare?

Questo accanimento nel far vedere quanto la laif sia emeizing non lo tollero. Sono profondamente convinta che le cose belle (nel senso più vasto del termine) siano quelle che rendono la vita sopportabile. Ma penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che non ci sono solo cose belle nella vita.

Nella vita c’è la ricrescita dei peli, le mutande da ciclo, la diarrea, lo smalto che si sbecca sempre al momento meno opportuno, il pigiama di flanella con gli orsetti e la felpa del 1986 color vomito ereditata da papà. Ci sono le mutande in pizzo a 12 euro l’una che si scambiano in lavatrice, c’è da lavare il cesso con i guanti gialli di gomma. Ci sono i 25 minuti di attesa dell’autobus, con quaranta gradi all’ombra e la coda di 15 chilometri in autostrada. C’è che vai a cena fuori e ti macchi il vestito nuovo, c’è la cellulite, ci sono i pori dilatati e la lettiera del gatto da pulire.

Ed è inutile che facciate finta che queste cose non esistano. SIETE FALSE CAZZO! (semicit.)

A tutte noi vagymunite piace parlare di vestiti, osservare gli altrui vestiti, giudicare gli altrui vestiti. I vestiti sono gioia, soddisfazione, veicolo di stabilità emotiva, “passione, ossessione“.

A tutte piace vederci belle. Ritrarsi quando ci si sente belle lo trovo quasi sano, sicuramente rassicurante. Ci fornisce l’imperitura testimonianza che non siamo poi dei cessi fotonici, è un tonico per lo spirito in quei giorni in cui la PMS ci attanaglia e siamo gonfie come dirigibili Duff. Se poi è qualcun altro a ritrarci, qualcuno che sappia che l’ISO non è una malattia venerea, allora si raggiunge l’apice dell’autostima ed è subito Giselle lévati e torna a nascondere i ritocchini sotto al burqua che ‘sta copertina è mia. E quante più consensi si riscuotono, tanto più la soddisfazione aumenta. Liketemi, cuoratemi, condividetemi, fate sì che quel deficiente che ha osato friendzonarmi si mangi le mani e le braccia fino alle clavicole, riducete in poltiglia l’auostima di quella stronza con le tette rifatte che fa sempre la svenevole col mio uomo.

Ma farsi scattare due foto con la reflex settata in automatico non è un lavoro. Dire che le marche X e Y sono super top troppo fighe perché in cambio vi danno tre smalti celesti con i glitter non è un lavoro.

Guadagnare è diverso da lavorare. E va bene, vi ci manterrete con quelle quattro foto in total look Tally Weijl (l’ho googlato), ma questo non vuol dire che voi lavoriate. E tantomeno che abbiate qualche merito.

E allora avanti adesso, a darmi della soloinvisiosa.

Porca troia, sì che sono invidiosa. Delle possibilità che la vita ha offerto ad alcune (e badate bene solo ad alcune) di queste miracolate. Delle persone no, non sono invidiosa. Sono sottilmente imbarazzata e spesso fortemente irritata dalla povertà di contenuti dei post dei loro blog, dalla ignoranza di chi, pur passando la propria vita a vantarsi degli emeising pleis che visita di continuo, si esprime in un inglese che non consentirebbe nemmeno di superare il PET del Cambridge.

La Ferragni, il male primigenio, scatena in me una incazzatura particolarmente acuta. Sei stata messa su un fottuto piedistallo, senza nessun merito particolare e non hai fatto nulla per dimostrare di essere degna di starci. Bella è bella, non fraintendetemi. E negli anni sono migliorati i suoi capelli, il suo trucco e i suoi vestiti. Quasi sempre, almeno. Ma lei non è migliorata affatto. L’unica sua dote è quella di essere una carinissima bambola, incapace in tutto meno che nel saltellare in giro e sbiasciare frasi stentate in inglese, tormentando il povero schiavo, filippino, fidanzato Andrea Arturo.

fescion-aicon-chiara-ferragni-L-KTG7UJ[IO NON DIMENTICO]

La Ferragni è sostanzialmente una Francesco Sole che ce l’ha fatta.  Una signora nessuno che, per una serie di fortunati eventi, si è trovata ad essere circondata da persone brillanti e di talento.

Sì, Riccardo Pozzoli, parlo di te. A te va la mia sincera stima. Tu hai preso una sciacquetta provincialotta e ne hai fatto un business milionario. Ecco, Pozzoli è uno che ha dimostrato, nel suo campo, di avere talento. E cervello. Al punto che, quando si è rotto le palle di stare in mezzo al circo, ha fatto un passo indietro, ha assoldato il buon Andrea Arturo (del quale credo abbia i genitori in ostaggio, perché altrimenti non si spiega perché questo povero uomo si presti a fare da zerbino e giullare di corte della Ferragni, delle sorelle della Ferragni, della mamma della Ferragni, della criù della Ferragni) ed è rimasto a godersi i big money, lontano dall’onnipresente telefonino e dal molesto SEI AAAAAIII!