Delirio domenicale

Tutto avrei pensato nella vita meno che di sviluppare questa ridicola tendenza a voler contare qualcosa.

Ma cosa cazzo dico? Io sono una di quelle persone patologicamente insicure, che nella vita null’altro ha fatto che cercare di essere all’altezza delle altrui aspettative. È una spinta primordiale, irrazionale, pre-riflessiva. Io mica me ne rendo conto, so solo che, quando mi riconosco una mancanza, soffro; quando mi accorgo che da me ci si aspettava qualcos’altro, mi imbarazzo.
Per non parlare della mia irrimediabile incapacità nella gestione del conflitto. Dico una cosa, ci credo profondamente, ne sono convinta. Poi, una persona di cui ho stima dice il contrario. Imbarazzo, disagio, messa in discussione (sicuramente sono io a sbagliare, alla fine, che vuoi che ne sappia?), negoziazione (sí, certo, lo penso, ma per te che dici il contrario non vale, perché ti stimo).
COSA CAZZO FAI, CRETINA? Non capisci che svaluti il tuo pensiero, le tue opinioni e, in ultima analisi, te stessa?
Ce lo ricordiamo cosa dicevo QUI? Ho ripetuto alla nausea quanto io detesti la mancanza di argomentazione delle proprie idee, però io incappo colpevolmente nell’errore inverso: pur di mediare, pur di trovare un posto alle opinioni discordanti, metto da parte la mia.
Il che è addirittura controproducente: vince chi più alza la voce, vince chi afferma, senza ammissione di repliche. Quindi non vinco io. Ma a questa logica non riesco proprio a piegarmi.

Sì, Kella, che riflessioni profonde di domenica mattina, complimenti, tu sí che sai come fare presa sui tuoi lettori, sicuramente ti si cagheranno parecchio. E poi, mi raccomando, continua a lamentarti del fatto di non essere cagata, senza muovere un dito perché la situazione cambi.
Ok, scusate.

Eppure ne avrei di cose più interessanti da dire. Ho un bel po’ di post in mente. Vorrei parlarvi di libri, di un progetto bellissimo creato da una persona bellissima, delle mie difficoltà nel fare delle foto passabili per Instagram, delle mie preoccupazioni sui trend per la prossima primavera, come stiamo trasformando una stanza squallidina in un piccolo monolocale; vorrei consigli su una serie di menate “tecniche” del blog (ci ho provato da sola, giuro, ma non riesco proprio) e vorrei lanciare un progetto di crowd-writing per realizzare  (dal nulla) il mio curriculum.
Se avete altre idee o volete sentire la mia universalmente valida opinione su qualche argomento specifico, non esitate a chiedere.
Magari è la volta buona che scrivo qualcosa che non siano le mie solite lamentele.

About Me

Kella isterica. Kella nevrotica.
Kella schizofrenica. Kella senza dignità.
Kella fallita.
Kella gelosa. Kella sola.
Kella sincera. Kella che non sa dire bugie.
Kella controllata.
Kella insicura.
Kella silenziosa. Kella che parla a sproposito.
Kella chiusa. Kella spaventata.
Kella incapace di esprimersi. Kella distruttiva.
Kella immobile.
Kella zitta.
Kella che osserva. Kella che soffre.
Kella nauseata. Kella triste.
Kella paziente. Kella stanca. Kella che perdona.
Kella orgogliosa. Kella che tiene duro.
Kella altruista. Kella empatica.
Kella lontana, troppo lontana.
Kella egoista. Kella impaurita. Kella forte. Kella che va a pezzi.
Kella che aspetta. Kella impaziente.
Kella pazza.
Kella persa.
Kella incapace. Kella che non sa urlare.

Mi hanno insegnato a essere forte, a dire sempre che sto bene, anche se non è vero.
Mi hanno insegnato a mettere sempre prima gli altri, soprattutto quelli a cui vuoi bene. Mi hanno insegnato a sacrificarmi e a non farlo pesare troppo.
Mi hanno insegnato a gestire le assenze e che bisogna stare in piedi da soli.
Mi hanno insegnato a non dire bugie, a esprimermi chiaramente, senza filtri.
Mi hanno insegnato a affrontare le crisi e i problemi.

Poi mi hanno detto che è tutto sbagliato.
Che dire di stare bene non ti fa guadagnare stima e rispetto. Ti rende solo vittima dell’indifferenza. Si dà per scontato che io stia bene. Si perde il diritto di soffrire e di sentirsi di merda.
Che bisogna mettere sempre prima sé stessi. Essere egoisti, fregarsene. Ottenere ciò che ci fa stare bene e fottersene dei danni collaterali. Gli altri non si comportano con te come tu ti comporti con loro. È una cazzata che alle persone per bene succedono cose belle.
Che le assenze non si gestiscono. Diventano ogni giorno più ingombranti e finiscono per buttarti per terra. E, se sei solo, non c’è nemmeno qualcuno che ti darà una mano a rialzarti.
Che la realtà va manipolata, la chiarezza è un errore. Quel che dici verrà usato contro di te. E allora è meglio se stai zitta.
Che saper affrontare i problemi ti rende un ottimo cuscinetto, un materasso morbido su cui atterrare. L’appiglio a cui aggrapparsi. Ma quando passa il problema, tu vai via con lui. Sei superfluo.

E io non lo so se non mi è stato insegnato o se semplicemente non lo so fare perché non ne sono in grado, ma io la gioia, le cose allegre, le situazioni belle non le so gestire.
Rovino sempre tutto, io.

Kella isterica. Kella nevrotica.
Kella schizofrenica. Kella senza dignità.
Kella fallita.