Mess

Ci sono, eh.
Sto zitta perché non ho niente da dire. Non non è vero, riproviamo.
Sto zitta perché mi secca parlare.

Il silenzio è una cosa buffa.
Per una settimana ci sono stati dei silenzi bellissimi, quelli meravigliosi riempiti dai gesti, dal calore.
Poi sono arrivati i silenzi faticosi, nostalgici, che servono a trattenere le lacrime. Perché sto meglio nella mia testa, a ricordare e se parlo mi distraggo e devo uscirne fuori e non mi va.
Ora c’è il silenzio forzato, che cerco di non rompere per non disturbare. Ma c’avrei una voglia di urlare forte, finché non mi si secca la gola e si rompe la voce perché nei polmoni non c’è più aria. Però devo stare zitta per non disturbare.

Ho fatto un sacco di cose, ho incontrato persone e forse a qualcuna sono anche riuscita simpatica.
Ho camminato sui tacchi, mangiato schifezze, letto, fatto il bagno. “Sciogli i capelli, così sei come Ariel.”
Poi il magone, lo studio, la sveglia alle 9 al massimo. Same old shit.
Ho quattro post iniziati che non riesco a finire, un articolo che mi sta facendo impazzire. Manco di ispirazione. E mi secca parlare.
E sono mortalmente incazzata, perché non riesco a portare a termine le cose.
Sono insofferente.

Una settimana fa c’erano un sacco di cose positive. Me le hanno smontate ad una ad una, un pezzo dopo l’altro. Ogni tanto mi chiedo se ci siano state davvero.
Poi apro il portafoglio e c’è un biglietto; la sera entro nel letto e trovo una pallina di peluche.
Allora, forse, è solo nostalgia. E a me la nostalgia piace anche, ma questa è troppo amara, c’è troppa rabbia dentro.

“Fai cose che non mi sarei mai aspettata che facessi.”
Sì lo so. O forse il punto è che non ci si aspettava che facessi nulla. In fin dei conti, è quello che ho sempre fatto. Nulla.
Ora vi vedo sbigottiti, increduli e anche un po’ incazzati.
“Questo mi fa pensare che fino ad ora tu te ne sia approfittata.”
Così finiscono tutte le mie gioie. Quando, finalmente, riesco a fare qualcosa, ci si chiede se io non l’abbia fatta prima per capriccio. E poi poteva essere fatta meglio di così.

Ultimo esame e un’idoneità, poi devo solo aspettare di maturare quel fottutissimo ultimo credito. Che se tutto va bene, non potrò verbalizzare prima di Gennaio. Poi ci sono tutte quelle cose pratiche per laurearsi che non so a chi chiedere. Ho perso i contatti con le poche persone che conoscevo in facoltà. Tra loro c’è chi si è sposato e ha messo su casa, nel frattempo. E io devo aspettare di maturare un fottutissimo credito.
Oggi ho visto dei tutorial per imparare a programmare in HTML. Sto guardando anche quelli di spagnolo. “Buenos dias, me llamo Kella y soy italiana.”
Non so se riesco ad arrivare alla fine, ma soprattutto non so se troverò soddisfazione nell’arrivarci.
La sensazione di vecchiaia, di essere rimasta indietro, aumenta ogni volta che si avvicina la sessione d’esame.
E non riesco a scrivere. E dico e faccio la cosa sbagliata.
“Mi stai mettendo pressione.”
Ok, scusa. Io cerco di stare buona ad aspettare, ma faccio fatica. E penso solo a quante cose potrebbero andare storte e a quante volte ho già mandato tutto a puttane e che ci sono troppe cose che devo fare e che non ho voglia di fare.

Io ho solo voglia di cominciare qualcosa di nuovo. E buttare tutto all’aria mi sembra il modo più veloce per farlo. Ma ci ho provato tante volte, volutamente e per caso e sono ancora una volta al punto di partenza.
Quindi stavolta provo a fare diversamente.
Le scorciatoie non funzionano.
Oppure è solo che ora c’è un traguardo dietro il traguardo. E se per arrivare a quello, devo trascinarmi fino a superare il primo, va bene, lo faccio.
Poi c’è la paura che quel traguardo dietro il traguardo sia un miraggio. Ma questa è un’altra storia.

Popping Out

Non so da dove sia saltato fuori.
Mi stavo mettendo il mascara, con la mia solita smorfia. Il viso allungato e gli occhi spalancati, cercando di non fare casino. Perché io faccio sempre casino.
Sedute al tavolo della cucina, a parlare di tutto e di niente. Come al solito.
E io che blateravo sul mio non volere legami, non volere famiglia, sul mio stare bene da sola.
“Secondo me invece sarai una brava mamma. Perché sei paziente e sai coinvolgere i bambini.”

Non so perché mi sia tornato in mente.
Però in qualche modo è rassicurante.
Mi manca avere qualcuno che mi conosca meglio di come mi conosco io. Riuscivi a vedere molto lontano. Come se sapessi già. E me lo ritrovo ora qui, mentre faccio smorfie per mettermi il mascara. 
Che, fortunatamente, è waterproof.

Antisocial Kella

Che questo mondo sia tutto meno che meritocratico lo dimostra il fatto che io non abbia amici nella vyta very.

DISCLAIMER: io ho delle persone che mi vogliono bene e a cui sono molto, molto affezionata, al punto tale da considerarle membri della mia famiglia. Per “amici” intendo quelle persone con cui fare del pettegolezzo becero sulla presunta gravidanza di Nicole Minetti, guardare con trepidazione Christian che chiede a Tara di sposarlo, insultare a suon di PIZZETTARA!!1!!1! le nuove fidanzate degli ex, guardare la sfilata di Victoria’s Secret mangiando cibo ipercalorico, speculare su chi sia la madre di Jon Snow, recensire la nuova collezione di Zara o altre cose così.

Dicevo. Sembra che nel mondo in 3D il mio disprezzo per l’umanità, il mio ostentato cinismo, il mio snobismo estetico e morale non siano ritenute doti particolarmente apprezzabili.
Per esempio nessuno coglie le altissime citazioni delle mie adorate #SnobTee. E io, per ripicca nei confronti delle genti stolte, ormai praticamente indosso solo quelle, beandomi nell’insultare sottilmente il prossimo, senza che questi se ne avveda.
Da questo si può facilmente dedurre che siamo una razza destinata all’estinzione e che VOI ve la sarete meritata. Io e la mia indiscutibile perfezione saremo delle vittime innocenti della vostra ignoranza e volgaVità, tzé!
Io davvero non me ne capacito, eh! Eppure sono una personal shopper da paura, conosco tutti i film Disney a memoria e  so preparare tavole bellissime, in caso di cene o merende.
Non so, cosa altro si richiede a una buona amica?

Davanti a questa insormontabile difficoltà, ho anche messo da parte il mio orgoglio, decidendo di rivolgendomi a chi ne sa più di me. Quindi ho fatto un rapido ripasso di “The Big Bang Theory”, chiedendomi “cosa farebbe Sheldon Cooper al posto mio?”
Ovviamente Sheldon Cooper aveva già analizzato la questione, giungendo ad una serie di conclusioni, perfettamente rappresentate nell’algoritmo da lui stesso creato e di cui abbiamo una diapositiva:

(Quanto io trovi esilarante questa cosa dell’algoritmo dell’amicizia non so spiegarvelo.)
Dunque secondo l’algoritmo di Sheldon, per instaurare un’amicizia, bisogna:

  • condividere dei pasti (se si tratta di pizza o fritture, per me è ok.)
  • andare a bere una bevanda calda (io credo che Sheldon abbia elaborato l’algoritmo in inverno, ma per me il tè è sempre e comunque una soluzione accettabile, quindi sì, questo punto ce l’ho.)
  • condividere degli interessi. 
Ecco, io temo di avere qualche problema col punto tre. I miei interessi non sono quelli delle persone che conosco e con cui ho avuto a che fare. Suppongo che molti dei miei problemi siano dovuti al fatto che non conosco molte persone tridimensionali a cui piacciono le cose che piacciono a me, nel modo in cui piacciono a me. 
Ispirata dall’approccio sheldoniano, ho quindi pensato di affrontare il problema in maniera logica e razionale. elaborando un questionario in dieci punti, da sottoporre a soggetti di interesse amicofilo, per capire preventivamente e senza margini di errore se sia possibile diventare Best Friend Forever (Paris Hilton lèvati, da brava).
Siete invitati a rispondere e a “cercare di non essere idioti, per una volta” (citazione coltissima, chi la becca prende la lode).
QUESTIONARIO DELLA KELLAMICIZIA:
  1. Il candidato riempia lo spazio vuoto nella seguente frase: “I AM  _ _ _ _LOCKED”.
  2. Chi è la novità?
  3. Se cancelli, che succede?
  4. Se un colore non è semplicemente azzurro, non è un turchese, non è lapis, che colore è?
  5. Lo sai cosa mi piace dei figli di papà?
  6. Come ci vestiamo il mercoledì?
  7. Che cosa diciamo al Dio della Morte? 
  8. Dove si cena il venerdì sera?
  9.  È vero? O sta succedendo nella mia testa?
  10. Il candidato risponda adeguatamente al seguente saluto: “Valar Morghulis”.
Avanti adesso, prendete carta e penna, fatemi sapere le vostre risposte e diventiamo amicy.
Praticamente il prossimo passo sarà chiamare il 48182 digitando il mio nome e quello di qualcun altro, per calcolare la percentuale di “amicabilità”. Quello successivo, il TSO.