The ultimate Fall 2015 guide w/Morena D.

Sottotitolo: me la sentivo caldissima, che nemmeno Emily di Cashmere&Cupcakes.

Dunque, amiche, il fatidico momento è giunto: dobbiamo stabilire cosa metterci durante il prossimo autunno/inverno.

Visto e considerato che l’unico acquisto della stagione estiva è stata una gonna in denim con i bottoni, la situazione del mio armadio resta sempre, drammaticamente, la medesima e cioè QUESTA.

Ho girato tuuuutti i siti dei negozi in cui normalmente compro e la faccenda è veramente, ma veramente complicata, amiche. E lo so che siamo tutte in uno stato di impasse, che stiamo sfogliando senza sosta il sito di Zara  da settimane, chiedendoci dove sia il giusto e dove si nasconda l’errore, amiche. Lo so che stiamo tutte aspettando che la prima e più coraggiosa di noi apra le danze dello shopping autunnale, per sapere a che santo votarci.

Io stessa sono stata colta da profondo sconforto e mi sono rivolta ad una persona del cui gusto mi fido ciecamente e senza riserve, una persona che è stata in grado di farmi ricredere persino sui pantaloni coulottes. Sto parlando di Morena D. Dopo intense consultazioni, abbiamo deciso di mettere insieme le nostre forze, onde evitare di ritrovarci tutte vestite da Cugini di Campagna e/o da Brenda Walsh, perché è questo che le fescion bloggherz mireranno a farci diventare. Quindi stampate questo post e usatelo come memento per i prossimi mesi, copiaincollate il video di Morena sulla home del vostro pc e lasciatevi guidare dagli insidiosi perigli di questo limbo Anni ’70/Anni ’90 in cui siamo ancora intrappolate.

La parola d’ordine, amiche, è MODERAZIONE. Io lo so, lo so che è un attimo a farsi prendere la mano e a immaginarsi leggiadre ninfe strafatte di erba a Woodstock o cosplay della nostra Spice Girl preferita (la mia Mel C., da sempre e per sempre, anche perché negli anni ’90 non portavo altro che tute).

NO.

La regola base è seguire i trend, senza farla diventare una carnevalata, ma soprattutto FATE IN MODO CHE L’ABBIGLIAMENTO VI VALORIZZI e, se vi fa cagare qualcosa, non cedete anche se la vostra influenZer del cuore vi dirà che siete troppo out. Chiaro?

Ma veniamo a noi.

Seventies Vibe

Sottotitolo: ci voglio crederci come Lapo Elkann, al fatto che mi darete retta.

Grazie agli Déi della Muoooda, gli anni Settanta non ci hanno dato solo Gloria Gaynor e Renato Zero, ma anche Jane Birkin. Ecco, pensiamo intensamente a lei o a qualche look azzeccato di Florence Welch e Louise Ebel o a quella sempre perfetta stronza della Chung, prima di decidere l’autfich ov de dei nei mesi a venire.

Siccome sono buooona, vi appiccico qui un po’ di ispirazione.

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Ma non indugiamo oltre e procediamo ad elencare una serie di capi indispensabili per ottenere un look Seventies:

  • Cappello in feltro a tesa larga.
  • Panaloni scampanati: attenzione amiche, i pantaloni scampanati
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    H&M

    possono essere i vostri migliori amici o dei nemici senza quartiere. Li trovate un po’ su tutti i siti, con il nome di flare jeans o bootcut jeans. La regola vorrebbe che il taglio flare fosse più scampanato di quello bootcut. Ribadisco, la moderazione è d’obbligo, quindi preferite gambe non eccessivamente larghe, perché qui quasi nessuna è Gisele ed è un attimo sembrare degli ippopotami vestiti da ballerine di flamenco. Piuttosto scegliamo pantaloni che si allarghino dal ginocchio in giù senza trasformarsi in mocho Vileda e che coprano totalmente la scarpa. La quale sarà senza se e senza ma, dotata di tacco, quanto più alto possibile. In questo modo vi assicurerete chilometri e chilometri di gambe. Io da qualche parte dovrei avere un jeans comprato già due o tre stagioni fa. Medito di comprarne uno nero e non andrò oltre.

  • Blusa: io non sono un tipo coraggioso, quindi vi suggerisco di andarci molto, ma molto piano con le fantasie. Sceglietele piccole e discrete, oppure fate come me e datevi ai toni neutri. Se sapete dove trovare bluse morbide, non in 100% poliestere a cifre umane, siete pregate di comunicarmelo. Intanto credo che ripiegherò su queste proposte qui:

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    Mango, Zara, H&M
  • Camicia da uomo: abbiamo detto che Jane Birkin dovrà essere la nostra musa di riferimento. Quindi della camicia da uomo bianca o azzurra, con le maniche arrotolate, proprio non possiamo farne a meno. A me fanno impazzire anche gli chemisier, con una cinturina sottile in vita e over-the-knee boots (ma anche stringate maschili) oppure morbidi, con tacchi larghi e altissimi, magari con cinturino alla caviglia.
  • Botton down skirt: ce l’hanno propinata in tutte le salse già la scorsa stagione, quindi se (al contrario mio) siete gente sul pezzo, ce l’avete già. Io penso di prenderne una nel colore moda nero, da Stradivarius. In alternativa, se avete coraggio e le gambe adatte, potreste puntare sulla variante shorts.

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    Zara; Stradivarius.
  • Vestiti: time to channel your inside Florence Welch, amiche. Sì a tessuti leggeri e svolazzanti, gonne maxi, maniche scampanate. SEMPRE UN DETTAGLIO ALLA VOLTA E STATE MALEDETTAMENTE ATTENTE ALLE FANTASIE. Restate su disegni piccoli e, se il vestito è già “impegnativo” come struttura, magari rimaniamo sulla tinta unita, ché già ci vedo circolare coperte di paisley, convinte di essere it-girl al Coachella, mentre  invece sembriamo il copridivano della prozia Pierina. Enormi, colossali sì per le tutine o jumpsuit o romper o sarcazzo. Usiamole tantissimo ora, che quando arriva il freddo vero spogliarsi per fare la pipì diventa un incubo.

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    Zara; H&M; H&M.
  • Gilet di pelliccia: per quando arriverà il frescolino. Gilet, cappello di feltro, una collana lunga e sottile con un bel monile e siete più che a posto.
  • Giacca con le frange: ecco, questa è una cosa fuori dalla mia
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    H&M

    portata, ma l’hanno proposta praticamente tutte le catene. Anche qua, suggerisco un colore che non sia il cognac classico, che, oltre ad averci sfrantecato le palle essere un po’ inflazionato, ci rende particolarmente simili a Terence Hill, prima che andasse a fare il prete a Gubbio. In generale, andateci piano co’ ‘ste benedette frange. Un capo o un accessorio alla volta, non di più e possibilmente non completamente fatto di frange. Davvero, basta un dettaglio, non siete Sharon Stone in “Pronti a morire”. Un’ottima e poco inflazionata (ma dannatamente ’70s) alternativa è la giacca in suede con colletto, dritta oppure stretta in vita da una cintura, in stile trench. Inutile dirvi che Madre ne aveva una. Ancor più inutile specificare che è stata buttata.

Un momento di riflessione lo dedicherei al foularino super sottile à la Saint Laurent. Tenete presente che, essendo poco più di una riga orizzontale che vi attraversa il collo, tenderà inesorabilmente ad accorciare il medesimo. Quindi, se proprio dovete, provate a tirare su i capelli. Decisamente più di mio gradimento è l’alternativa molto Alexa Chung, di portarlo a mo’ di fiocco, su una camicia bianca. Purché sia bello morbido, avete il mio benestare. Personalmente, invece, eviterei le camicie con fiocco sul colletto incorporato. Il fantasma di Blair Waldorf è troppo vicino, sembreremmo delle meringhe leziosette.PicsArt_1440361391227

Back to Nineties

Come se il revival di una decade non fosse abbastanza complicato da gestire, l’autunno sembra non voler mollare questo trend anni ’90 dimmerda. Io soffro, amiche. Gli anni ’90 risvegliano in me ricordi troppo dolorosi perché io possa desiderarne il ritorno. Io le magliette Onyx, l’ombelico scoperto e le collanine di plastica del Cioè non le ho ancora superate. Non potete propinarmele di nuovo.

Eppure qualche buona idea c’è, purché vi ricordiate della regola base: LAVORIAMO PER SOTTRAZIONE.

Procediamo con elenco anche qui:

  • Camicia check: Sono arrivata alla determinazione che ne esistono solo di due varianti possibili: bianco e nero oppure rosso e nero. E infatti io ce l’ho in rosa e bianco e rosso e blu. Ottimo. Per il bianco e nero ho già individuato l’Oggetto dei Desideri da Mango, la variante col rosso che mi piace invece, potrebbe essere questa di Zara. Vi lancerò un’idea: sarebbe da provare anche una versione chemisier, magari con un bel paio di Doc. Martens. Riflettiamo.

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    Mango; Zara
  • Denim: sbizzarritevi ragazze. Salopette, gonne, camicie, l’immancabile giubbino. Tutto fa brodo. Io bramo un paio di vestiti, forse anche tre, ed un giubbino un po’ oversize. State lontane dal patchwork, per carità. Il denim sul denim richiede profonde riflessioni cromatiche, prima di essere dichiarato accettabile, ma se beccate la combinazione che funziona, per me è sì. Una prece, amiche: eliminiamoli dal mondo questi maledetti mommy jeans. Davvero, non donano a nessuno. Pure quella stronza di Kelly Taylor pareva avesse i fianconi per colpa loro. Sostituiamoli con un più donante taglio girlfriend. Già la vita è difficile, non condanniamoci volontariamente ad un esaurimento nervoso da culo grosso.

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    In senso orario: Topshop, Topshop, H&M, Topshop, Zara.
  • Basic: questa, per quanto mi riguarda, è la mia buona notizia. Bramo valanghe di vestiti mini e maxi in jersey o lana sottile, nei colori moda nero, antracite e grigio melange. Bramo skinny grigi e neri, t-shirt bianche con scritte nere, pull girocollo. Bramo il cappotto dritto grigio e il parka verde militare e il trench e la giacca di pelle nera. No fronzoli, tagli puliti, accessori minimali. Ci vorrei tutte così, effortless come modelle off-duty. E vorrei un cinque o seicento euro da spendere in capi basic di media qualità, per essere a posto per tutta la stagione.
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    Zara; H&M; H&M

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    Zara; Zara; Bershka.
  • Righe: che poi per me potrebbero rientrare nella categoria basic. Anche in questo caso, atteniamoci a combinazioni un po’ grunge, bianco e nero, grigio e nero, bordeaux o rosso. Dai su, ce li abbiamo presente tutti i look un po’ disagiati, wannabe Kurt Cobain. Ecco, quelli.

I Nineties sono stati pieni di insidie e questo fottuto revival sembra volerci far ricadere in antiche brutture. Ma ve lo dico subito, amiche, ci sono cose a cui dovrete dire dei fermi NO:

NO alle magliette monospalla, a meno che non abbiate un braccio solo.

NO alle maledette collanine di plastica del Cioè. Il passo successivo sono i braccialetti della medesima foggia, portati sul bicipite, a mimare il tatuaggio di Michelle Hunziker.

NO alle magliette in lana a mezze maniche. Abbiate pietà, facevano cagare già negli anni ’90 e nessuno ha mai saputo come e quando metterle, probabilmente perché non c’è occasione o temperatura o luogo a cui si adattino sul serio.

Incredibilmente vi dico che non sono totalmente contro il total look in lana, specialmente se composto da pull e pantaloni, ma c’è una regola imprescindibile da seguire, che chiameremo Regola delle Birkenstock: la tuta di lana non è un capo glamour o troppo fascion o che altro. Si tratta di un look comodo, da aeroporto, da casa, al massimo da veloce corsa al supermercato per comprare il latte vegetale. Stop. Niente aperitivi, niente cene di gala, niente appuntamenti di lavoro con la tuta in lana.

Io lo so che mi sono dimenticata almeno sette o ottocento regole fondamentali per sopravvivere a questo durissimo autunno. La cosa bellissima di fare una collaborazione è che, sicuramente, quello che ho dimenticato io ve lo saprà dire in maniera molto più convincente Morena D. sul suo canale You Tube. Devo davvero dirvi di andare di corsa a seguirla? C’è qualcuno tra voi che ha il barbaro coraggio di non seguirla ancora? Dal canto mio, lo faccio ormai da un bel po’ di anni, da quando le piacevano i fiocchi e gli orecchini “a bottoncione” e portava quasi sempre i capelli legati. L’ho amata da subito e non mi sono mai persa un video. Questa collaborazione è stata per me un onore e spero di non aver deluso le aspettative e, come direbbe Morena, “di avervi dato qualche consiglio utile”.

Per qualunque dubbio, domanda o perplessità, potete lasciare commenti, scrivermi su Twittersulla pagina Facebook , inviarmi uno snap ( mi trovate come Kellakiara) o un piccione viaggiatore. E adeso filate tutti a guardare il video di Morena.

In mezzo.

Non è la cosa più facile del mondo affrontare certe esperienze senza poter contare su una mamma.
Ho dei vuoti nell’educazione, nella capacità di comportarmi nelle relazioni.
Ho dei buchi nella capacità di gestire certe situazioni.
È soprattutto in questo che mi manca ultimamente.
Ma è mancato il tempo.

Ho voglia di un posto mio, dove non dover chiedere permessi, sottostare a regole di altri.
Ho voglia di capire cosa sono in grado di fare con la mia vita.
Penso a quanto io sia ridicola, tutta contenta per il solo fatto di avere un curriculum. Lo guardo e penso che, quando ho avuto l’occasione, ho sempre dimostrato di essere capace e di sapere la cavare. Poi penso che ho 27 anni e non ho idea di come realizzare quello che vorrei essere.
Certi giorni penso che mi basterebbe un pc nuovo, una reflex e il mio quaderno degli appunti. Qualche soldo da investire in un piccolo progetto. Qualcuno che mi dia due dritte. Io imparo in fretta, giuro.
Ho voglia di parlare di libri, di vestiti, di cose belle. Ho voglia di andare alla mostra di La Chapelle e provare a mettere nero su bianco l’effetto che fa.
Ho voglia di prendere la reflex e andare in giro a fotografare, finché le cose non appaiono come sono per me. Ho voglia di prendere un aereo e vedere un’altra città e di raccontare com’è riprendere un aereo dopo dieci anni.
Ho voglia di trasformare. Mi piace quando do un consiglio e le persone poi sono soddisfatte del risultato.

L’altro ieri sono andata a comprare il pane e ho pensato che mi manca andare a fare shopping con la mamma. Che è diverso dall’andarci col papà o con le amiche o con il fidanzato.
Ecco, ogni tanto mi vengono in mente cose che io non posso fare più. Mai più.
Ed è come prendere un ceffone in faccia, tutte le volte. Resto un po’ intontita e mi diventano lucidi gli occhi.

Tra quindici giorni compio 27 anni. E mi sento un po’ alla deriva, perché mi sono tanto allontanata dal punto di partenza, ma il punto d’arrivo non riesco ancora a vederlo.
E non posso domandarti nulla, durante questo tempo vuoto in cui sto fluttuando.

Mi accompagni dal medico?
Credi sia una buona idea?
Ci riesco, secondo te?
Sto andando bene?

Il peso e le parole. Il peso delle parole.

Intendevo scrivere questo post già da molto tempo. Poi ieri l’ennesima influencer, la nota tuttologa Selvaggia Lucarelli, ha aperto la bocca a casaccio, scatenando sulla socialmediablogosfera il solito putiferio di commenti superficiali e pressappochisti. E allora mi sono detta che è il momento giusto per cercare di mettere un po’ in ordine le idee. Vi avviso, sarà un post lungo, perché l’argomento è complesso e va trattato con la dovuta cautela.

Attualmente, a livello mondiale, gli esperti di settore fanno riferimento a un librone che si chiama DSM V, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

Il DSM dedica un’intera sezione ai disturbi relativi all’alimentazione, individuando per ciascuno di essi le linee guida per la diagnosi dei disturbi stessi. Possiamo riassumere i criteri diagnostici in questo modo:

1) Anoressia Nervosa (AN)

Per fare diagnosi di Anoressia Nervosa (AN), il DSM V richiede che siano presenti tutti e 4 i seguenti criteri diagnostici:
A. Rifiuto di mantenere il peso corporeo ai di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura (perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto).
B. Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.
C. Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravita della attuale condizione di sottopeso.

Sottotipo:
– Con Restrizioni: nell’episodio attuale di Anoressia Nervosa (AN) il soggetto non ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, di diuretici o di enteroclismi).
– Con Abbuffate/Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale di Anoressia Nervosa (AN) il soggetto ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, di diuretici o di enteroclismi).

2) Bulimia Nervosa (BN)

Per fare diagnosi di Bulimia Nervosa (BN), il DSM IV TR richiede che siano presenti tutti e 5 i seguenti criteri diagnostici:
A. Ricorrenti abbuffate. Un’abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti elementi:
1) mangiare in un definito periodo di tempo (ad es, un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbero nello stesso tempo ed in circostanze simili;
2) sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad es., sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
B. Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativì, di diuretici, di enteroclismi o di altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
C. Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi.
D. I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.
E. L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di Anoressia Nervosa (AN).

Sottotipo:
– Con Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale di Bulimia Nervosa (BN) il soggetto ha presentato regolarmente vomito autoindotto o uso inappropriato dì lassativi, di diuretici o di enteroclismi.
– Senza Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale il soggetto ha utilizzato regolarmente altri comportamenti compensatori inappropriati, quali il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo, ma non si dedica regolarmente al vomito auto-indotto o all’uso inappropriato di lassativi, di diuretici o di enteroclismi.

3) Disturbo dell’Alimentazione Non Altrimenti Specificato (DANAS)

Questa categoria riguarda, come già detto, quei disturbi dell’alimentazione che non soddisfano i criteri di nessuno specifico Disturbo dell’Alimentazione. Gli esempi includono:
1) Per il sesso femminile, tutti i criteri dell’Anoressia Nervosa (AN) in presenza di un ciclo mestruale regolare.
2) Tutti i criteri dell’Anoressia Nervosa (AN) sono soddisfatti e, malgrado la significativa perdita di peso, il peso attuale risulta nei limiti della norma.
3) Tutti i criteri della Bulimia Nervosa (BN) risultano soddisfatti tranne il fatto che le abbuffate e le condotte compensatorie hanno una frequenza inferiore a 2 episodi per settimana per 3 mesi.
4) Un soggetto di peso normale che si dedica regolarmente ad inappropriate condotte compensatorie dopo aver ingerito piccole quantità di cibo (es. induzione del vomito dopo aver mangiato due biscotti).
5) Il soggetto ripetutamente mastica e sputa, senza deglutirle, grandi quantità di cibo.
6) Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI): ricorrenti episodi di abbuffate in assenza delle regolari condotte compensatorie inappropriate tipiche della Bulimia Nervosa (BN).

Chiara Ferragni e Chiara Biasi o qualche altra fashion blogger soffrono di uno di questi disturbi?

Dal punto di vista psicologico io non sono assolutamente in grado di fare una diagnosi e credo che nemmeno Selvaggia Lucarelli, nonostante la sua millantata onniscienza, sia in grado di farla. C’è stato un mutamento fisico per entrambe negli ultimi mesi? Assolutamente sì. Da quanto ci è dato di vedere, il loro Indice di Massa Corporea è nella media? A meno che non si abbiano gli occhi foderati di prosciutto (sgrassato, per carità) direi proprio di no. E se non vi ricordate che cosa sia l’Indice di Massa Corporea, ve ne ho parlato QUI.

Il democraticissimo popolo del web è insorto davanti alle affermazioni della Lucarelli, con una serie di argomentazioni dal banale al grottesco, nella maggior parte dei casi del tutto prive di qualsiasi nozione di medicina, nutrizione o semplice buon senso.

Eh ma le grasse le kiamate CURVY e dite ke sono belle e si devono accettare x kome sono. Se sei magra invece dikono ke sei malata!!!11!

Ed eccoci a quello che secondo me è un punto fondamentale: è questa associazione tra peso e bellezza ad avervi fottuto il cervello. Esistono belle donne magre e belle donne grasse, così come esistono donne non belle magre e donne non belle grasse. E le donne non belle, magre o grasse che siano, possono comunque piacere a qualcuno ed essere amate da qualcuno e scopare con qualcuno.

Il peso non va di pari passo con la bellezza, ma con la salute. Un eccesso di magrezza o di sovrappeso non è bello o brutto, ma poco salutare e, in taluni casi, patologico. Al netto di costituzione, ossatura, metabolismo e quant’altro, la magrezza, superata una certa soglia è patologica quanto il sovrappeso. Non è sana. Rassegnatevi.

Qual è la differenza tra sovrappeso patologico e magrezza patologica? Perché ci sono campagne “pro-curvy”? Perché socialmente il grasso è stato negli anni stigmatizzato, individuato come male supremo, come polo negativo. Grasso è brutto, è ributtante, è sintomo di incuria, di mancanza di rispetto verso se stessi. La magrezza, al contrario, è sempre stata il polo positivo di questa assurda equivalenza. Magro è bello e buono e vincente. Questo messaggio è diventato talmente pervasivo che è stato necessario creare un “contro-modello”, quello della donna curvy, che rimettesse le cose in equilibrio. È stato necessario che dall’esterno ci ricordassero che non siamo tutte taglie 38 e che va bene così. Che anche sopra la 44 si può essere belle. E, ribadisco perché sia chiaro, si può essere bellissime anche sopra la 56, ma in quel caso non si è in salute.

Ma perké attakkare la Ferragny! Tutte le modelle sono secche anoressiche!!11!

Il fatto che ci siano altre donne patologicamente magre, alla vista addirittura più magre di Biasi e Ferragni, non toglie che Biasi e Ferragni siano molto, molto, troppo magre.

Sapete perché la magrezza delle Chiarette nazionali genera più dibattito di quella delle modelle da passerella? Perché, per loro stessa natura, le fashion blogger nascono come “ragazze normali”, non come professioniste della moda e della bellezza. Sono le nostre sorelle, amiche, figlie, vicine di casa. Ed è questo a renderle particolarmente “pericolose”, ma anche particolarmente appealing per i brand. Il “follower tipo” della fashion blogger/influencer è la femmina tra i 14 e i 25 anni. Si tratta di ragazze che stanno costruendo la propria identità e questo le rende particolarmente suscettibili (chi più chi meno) alle influenze esterne. Le stesse Biasi e Ferragni e compagnia sono dei brand e, in quanto tali, il loro obiettivo è quello di far aderire ai propri valori il maggior numero di persone-target possibile.

È legittimo liquidare la magrezza di una ragazza con un “datele un panino”?

Nemmeno per idea. È maleducato, offensivo, semplicistico, populista e sposta la discussione su un piano totalmente inadeguato. Esattamente come dire a una persona patologicamente obesa “smettila di mangiare”. Chi (Lucarelli compresa) se ne esce con frasi del genere dovrebbe essere gentilmente invitato a recarsi a fanculo.

Se Peppinella da Boscotrecase risulta essere in salute, si vede bene, vive bene pur essendo sottopeso, chiunque andasse da lei a dirle “devi magnà perché sei secca” dovrà aspettarsi un legittimo “fatti i cazzi tuoi” in risposta.

Se poi di Peppinella da Boscotrecase, sottopeso, ignoriamo SE sia in salute o abbia qualche disturbo clinico, SE si veda bene e SE viva bene, a maggior ragione dovremo farci una sostanziosa forchettata di cazzi nostri (tanto sono low-carb, non vi preoccupate), perché le informazioni che abbiamo per esprimere un giudizio sulla sua condizione e sul suo aspetto sono assolutamente insufficienti. Il giudizio senza conoscenza è il segnale primario della stupidità.

È legittimo avere dei dubbi circa la proposta di Ferragni e Biasi come modelli fisici di riferimento?

Io credo che sia più che legittimo. Le fashion blogger sono a tutti gli effetti personaggi pubblici. Non stiamo parlando di Peppinella da Boscotrecase. Stiamo parlando di persone estensivamente ed intensivamente sottoposte ad esposizione mediatica. Ed in quanto tali (volenti o nolenti) hanno una responsabilità nei confronti di chi le segue. Credo sia loro dovere veicolare messaggi positivi. E l’eccesso di magrezza, che vi piaccia o no, positivo non è.

Che l’insulto, l’offesa o il lucarelliano “mangiati un panino” siano fuori luogo, maleducati e segno inequivocabile di ottusità lo ribadisco nuovamente, giusto per amor di chiarezza. Ma, talvolta, fuori luogo è anche l’ironia eccessiva sull’argomento alimentazione e magrezza, la sorridente istigazione al senso di colpa nei confronti di uno strappo alla regola alimentare. È, in sostanza, fuori luogo qualsiasi forma di semplificazione rispetto ad un argomento complesso e di enorme pervasività e risonanza. Soprattutto se chi lancia il messaggio sa di rivolgersi ad un pubblico che spesso non ha le capacità di discernimento necessarie ad una ricezione corretta dello stesso. è una comunicazione colpevolmente distorta, quella che si limita ai 140 caratteri di un tweet o alla lapidaria sentenza in cinque righe di post su Facebook, quando si tratta di certi argomenti.

Il peso delle parole, quello sì che va tenuto sotto controllo.